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28/10/2011
APOTECA NATURA -Canmpagna Nazionale per la prevenzione e benessere gastrointestinale

La Farmacia ZUCCARINI, una  farmacia APOTECA NATURA, partecipa alla CAMPAGNA NAZIONALE per la prevenzione e il benessere Gastrointestinale.

Ogni martedì del mese di novembre, potrai prenotare- GRATUITAMENTE-  un incontro in farmacia per la compilazione di un semplice questionario, approntato dai Medici della Società Italiana di Medicina Generale,  volto a  realizzare una vera e propria Mappa del benessere gastrointestinale per individuare eventuali problemi e/o correttivi di varia natura. Inoltre sarà possibile su richiesta fare un test  di autodiagnosi della celiachia; il farmacista APOTECA NATURA potrà consigliarVi su come correttamente affrontare le problematiche legate al benessere gastrointestinale e fornirVi  consigli e materiale informativo specifico e campioni . 

Vi aspettiamo ogni martedì del mese di novembre; potete prenotare la Vostra consulenza anche per telefono al 0861650331 o per posta elettronica : apotecanatura@farmaciazuccarini.it   

07/06/2011
Nuovo servizio in Farmacia: HOLTER PRESSORIO

Presso la Farmacia Zuccarini di Val Vomano (TE) è disponibile, ora, il servizio di Holter Pressorio, il monitoraggio della pressione arteriosa nelle 24 ore.

 

Questo monitoraggio è utile per:

 

- avere conferma dello stato ipertensivo;

- una verifica degli effetti terapeutici;

- quando si sospetta un'ipertensione emotiva momentanea.

 

I vantaggi dell'Holter Pressorio sono la:

 

- massima fruibilità e flessibilità di uso;

- report disponibile dopo le 24 ore di monitoraggio per la consegna al paziente o invio direttamente al Medico

- costo inferiore  a quello del ticket (Euro 30,00 invece di euro 36,00 del ticket ordinario)

 

Come funziona il servizio di monitoraggio:

 

1. Il farmacista provvede all’applicazione dell’Holter ;

2. L'apparecchio rileva la pressione con cadenza programmata per 24 ore;

3. Il cliente torna in farmacia dopo 24 ore  per lo scarico  dei dati immagazzinati nelle 24 ore dall’apparecchio;

4. Il farmacista consegna al cliente o invia direttamente al Medico i dati scaricati e relativi al monitoraggio della pressione arteriosa delle 24 ore per l’opportuna valutazione e/o invio allo specialista;

 

Il servizio di Holter Pressorio può essere prenotato sia telefonicamente che direttamente presso la nostra farmacia.

18/11/2010
Nuovi arrivi per la "BELLEZZA"

La farmacia Zuccarini presenta la nuova linea di Aromaterapia Cosmetica 

 

DECLEOR

 

Un modo nuovo e naturale di proporre l'arte della bellezza mediante l'uso di olio essenziali attivi sapientemente utilizzati in trattamenti cosmetici per la vostra  pelle.

www.decleor.it

03/11/2010
Cessano le agevolazioni per il serv. farmaceutico legate al terremoto 2009

 

T09 addio !!!
Dal 08.11.2011 cessano tutte le agevolazioni per quanto attiene  il servizio farmaceutico territoriale legate al Terremoto 2009. In tutti i comuni del "cratere" si tornerà alla situazione prima del terremoto, per cui i cittadini dovranno pagare, alla spedizione di una ricetta SSN, interamente sia la quota fissa per confezione che l'eventuale differenza tra generico e farmaco a marchio.

 

02/11/2010
MESE della PREVENZIONE CARDIO VASCOLARE per le DONNE

Partecipa anche Tu  alla campagna di Prevenzione Cardio-Vascolare, per le donne,  promossa da Aboca in collaborazione con le farmacie APOTECA NATURA. 

Chiedi informazioni in Farmacia e prendi un appuntamento per sottoporti Gratuitamente ai controlli previsti; oppura visita il sito www.apotecanatura.it

09/10/2010
VACCINO ANTINFUENZALE STAGIONE 2010/2011

DISPONIBILE IL NUOVO  VACCINO

ANTINFLUENZALE STAGIONE 2010-2011

Da oggi in vendita il nuovo vaccino 2010-2011.
Il nuovo vaccino è costituito da due ceppi australiani e dal ceppo H1N1 ( febbre suina).
Grazi a questa composizione la vaccinazione di quest'anno coprirà tutti i possibili ceppi di influenza che potranno diffondersi durante la stagione autunnale ed invernale. Le raccomandazioni del Ministero della salute invitano  i soggetti più a rischio di iniziare prima possibile la vaccinazione contrariamente alle indicazioni degli anni passati. Consigliamo anche noi di rivolgersi al proprio Medico per un consiglio mirato e corretto.

03/04/2010
DEDUCIBILITA' SPESE SANITARIE aggiornamenti

L'agenzia delle entrate chiarisce la documentazione da fornire per la deducibilità delle spese sanitarie

L’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 10/E del 17 febbraio 2010, ha fornito, a seguito della richiesta di un commercialista per il tramite del suo ordine di appartenenza, chiarimenti in merito agli articoli 10, comma 1, lett. b), e 15, comma 1, lett. c), del Testo Unico delle Imposte sui Redditi secondo cui il diritto a beneficiare della deduzione o detrazione d’imposta per l’acquisto di medicinali è subordinato al possesso di un documento fiscale costituito dallo scontrino fiscale o dalla fattura recante l’indicazione della natura qualità e quantità del prodotto e l’indicazione del codice fiscale del destinatario.


In particolare la richiesta di chiarimenti chiedeva se


(i) l’indicazione del prodotto acquistato può avvenire, anziché mediante la dicitura “medicinale” o “farmaco”, riportando l’indicazione “OTC” (over the counter o medicinale da banco), “SOP” (senza obbligo di prescrizione), “omeopatico” o “automedicazione”, “fascia C”, “preparazione”, “galenico”, “magistrale” e simili o se sia consentita l’indicazione abbreviata tipo “med”, “f.co”, “omeo”;
(ii) in presenza di una indicazione indiretta della natura del prodotto acquistato, è possibile fornire la prova documentate diretta da allegare allo scontrino;
(iii) è decaduto l’obbligo di conservare la prescrizione del medico.


L’Agenzia delle Entrate, nel fornire la propria risposta, ha richiamato precedenti suoi provvedimenti.


L’Agenzia, per quanto riguarda l’indicazione della qualità del prodotto, ha richiamato la Circolare 40/2009 secondo cui occorre l’indicazione del numero di autorizzazione all’immissione in commercio del prodotto rilevato mediante lettura ottica del codice a barre (e non mediante la denominazione del medicinale).


Ai fini dell’indicazione della natura del prodotto, è sufficiente la dizione generica di “medicinale” o “farmaco” (cfr. Risoluzione 156/2007) e, ove mancante, una sigla, abbreviazione o terminologia tale da indicare la natura del prodotto e dunque tali da essere riferibili a medicinali;
l’espressione “omeopatico” o “preparazione galenica2 o “ticket” viene ad esempio ammessa dalla Risoluzione 10/E (vedi anche Risoluzione 218/E del 12 agosto 2009), allo stesso modo sono accettabili le diciture SOP od OTC, dato che tali sigle rappresentano una categoria di medicinali così denominati nel Codice Farmaci, e le abbreviazioni “med” e “f.co”.

L’Agenzia conclude i suoi chiarimenti ammettendo anche la possibilità di integrare le indicazioni da riportare sullo scontrino con altra documentazione (ad esempio producendo la ricetta con il timbro della farmacia o il foglietto illustrativo), senza che ciò tuttavia sia una esimente al contenuto dello scontrino come sopra descritto, e dichiarando che, ai fini della deducibilità, non è più obbligatoria la conservazione della fotocopia della ricetta rilasciata dal medico.
Avv. Andrea Renato
a.renato@renatolaw.it

20/03/2009
NUOVI TICKET in Abruzzo

Dal 20 marzo 2009 sono in vigore i nuovi  Ticket sui medicinali erogati a carico del SSN (Sistema Sanitario Nazionale ) nella Regione Abruzzo.

TICKET

Per ogni confezione avente prezzo di vendita superiore a 5 €:

2 €  sino a un massimo di 4 € a ricetta a carico degli assistiti che non abbiano diritto ad alcuna delle esenzioni previste dalla normativa vigente

Per ogni confezione avente prezzo di vendita inferiore o uguale a 5 €:

0,5 € sino a un massimo di 1 € a ricetta a carico degli assistiti che non abbiano diritto ad alcuna delle esenzioni previste dalla normativa vigente

 

Pagano, invece, 1 € per confezione con un massimo di 2 € a ricetta:

  • invalidi civili con rid.cap.lav.sup. 2/3
  • invalidi civili meno di 18 anni con ind.freq.
  • invalidi per lavoro dal 67% al 79%
  • invalidi per lavoro dal 35% al 66%
  • infortunati sul lavoro o affetti da malattie professionali dall'11 al 34%
  • invalidi per servizio dalla 6^ alla 8^ cat.

La quota di compartecipazione non si applica ai farmaci non coperti da brevetto che si adeguano al prezzo di riferimento regionale.

ESENTI

Non pagano alcuna quota di partecipazione:

  • invalidi civili con rid.cap.lav. pari 100% senza assegno di accompagnamento
  • invalidi civili con rid.cap.lav. pari 100% con assegno di accompagnamento
  • ciechi e sordomuti indicati dagli articoli 6 e 7 della legge 2 aprile 1968, n. 482
  • invalidi di guerra dalla 1^ alla 5^ cat.
  • invalidi di guerra dalla 6^ alla 8^ cat.
  • invalidi per lavoro dall'80% al 100%
  • pazienti in possesso di esenzione in base alla Legge 210 del 25.02.1992
  • grandi invalidi per servizio 1^ cat.
  • invalidi per servizio dall 2^ alla 5^ cat.
  • vittime del terrorismo legge 302/90 ex art.5 comma 6 D.Lgs 124/1998
  • soggetti titolari di assegno (ex pensione) sociale (ex art.8, comma 16 della L.537/1993 e s.m.i.)
  • soggetti appartenenti a nuclei familiari con reddito annuo fino a 10.000 €, incrementato di 750 € per ogni figlio a carico, fino ad un massimo di 2.250 di elevazione.
  • detenuti ed internati negli istituti penitenziari

Non pagano altresì alcuna quota di partecipazione limitatamente ai farmaci connessi al trattamento della patologia:

  • soggetti affetti da patologie croniche e invalidanti esenti ai sensi del D.M. 28.05.1999, n. 239 e succ. D.M. 21.05.2001 n. 296
  • soggetti affetti da patologie rare esenti ai sensi del D.M. 18.05.2001, n. 279
  • esenti per stato di gravidanza (ex D.M. del 10.09.1998) in gravidanza ordinaria e gravidanza a rischio

DECORRENZA:

20 marzo 2009

Da www.federfarma.it

29.04.09
Test dell' Emoglobina Glicosilata nel sangue in farmacia

Da oggi è possibile, presso la farmacia Zuccarini, effettuare l'esame dell'EMOGLOBINA GLICOSILATA : uno tra i migliori test per il controllo metabolico degli zuccheri nel diabete.

Cos'è l'Emoglobina Glicosilata (HbA1c)?
L'esame dell'emoglobina A1c (chiamato anche HbA1c) è un semplice test di laboratorio che mostra la media dell'ammontare dello zucchero (chiamato anche glucosio) che c'è stato nel sangue di una persona negli ultimi tre mesi. Il glucosio è lo zucchero più importante che l'organismo ricava da tre elementi del cibo - proteine, grassi, e carboidrati - ma maggiormente dai carboidrati. Il glucosio è la maggior fonte di energia per la vita delle cellule e viene trasportato ad ogni cellula dal flusso sanguigno. Le cellule non sono in grado di utilizzare il glucosio senza l'aiuto dell'insulina. L'emoglobina A1c permette quindi di sapere se lo zucchero presente nel sangue è normale o troppo alto. È il test più usato dagli operatori sanitari per stabilire la qualità del controllo metabolico degli zuccheri nel sangue di una persona. La misura istantanea del glucosio nel sangue (cioè l'ammontare degli zuccheri al momento stesso in cui il test viene eseguito) si chiama glicemia e viene normalmente misurata im mg/dl (milligrammi a decilitro).

Che cosa misura il test dell'emoglobina glicosilata?
Lo zucchero presente nel flusso sanguigno può legarsi all'emoglobina dei globuli rossi (l'emoglobina è la parte dei globuli rossi che porta l'ossigeno) tramite un processo chiamato glicosilazione. Una volta che lo zucchero si lega all'emoglobina, vi rimane per l'intera durata della vita del globulo rosso, che è di circa 120 giorni. Maggiore è il livello di zucchero nel sangue, maggiore è la quantità che si lega ai globuli rossi. L'esame dell'emoglobina A1c misura quindi l'ammontare di zucchero annesso all'emoglobina nei globuli rossi. I risultati vengono espressi in valore percentuale.

Perché molte persone dovrebbero conoscere meglio questo esame?
Le scoperte di uno dei maggiori studi, il Diabetes Control and Complications Trial (DCCT), hanno mostrato quanto sia importante questo esame. Lo studio dimostra che diminuire il valore dell'emoglobina A1c può ritardare o prevenire lo sviluppo di disturbi agli occhi, ai reni e ai nervi nelle persone affette da diabete mellito. Inoltre, lo studio ha dimostrato che la salute di una persona è inversamente proporzionale ai livelli dell'emoglobina glicosilata (cioè aumenta col diminuire dei valori di HbA1c).

Quando deve essere fatto?
Tutti coloro che hanno il diabete dovrebbero fare un esame dell'emoglobina A1c almeno due volte all'anno. Le persone col diabete in cui il livello degli zuccheri rimane tendenzialmente alto o in cui il medico modifica il trattamento, dovrebbero ripetere l'esame più volte nell'arco dell'anno.

In che modo si integra con i controlli della glicemia?
L'auto-monitoraggio della glicemia è anch'esso molto importante. Viene eseguito tramite una piccola striscia reattiva su cui si deposita una goccia di sangue capillare e mostra il livello dello zucchero nel sangue al momento in cui viene eseguito il test. La misurazione viene di solito riportata in milligrammi per decilitro (mg/dl).

L'autocontrolllo della glicemia aiuta le persone col diabete a capire come il cibo, l'attività fisica, e le medicine per il diabete influiscono sulla loro glicemia. Tali test possono aiutare a controllare meglio la malattia, giorno dopo giorno, spesso ora dopo ora. Possono anche dire quando la glicemia è troppo bassa o troppo alta, in modo da consentire durante il colloquio col proprio medico di rivedere il piano di trattamento in base a dati precisi.

Tutte le persone affette da diabete hanno bisogno di regolari esami dell'Emoglobina A1c. Molte persone col diabete hanno bisogno di controllare la loro glicemia per avere un quadro completo della situazione. L'auto-monitoraggio della glicemia fornisce una fotografia istantanea del controllo al momento dell'esame, mentre l'Emoglobina A1c fornisce un quadro generale degli ultimi tre mesi. Insieme, questi esami dicono al paziente e al suo medico curante se la sua glicemia è sufficientemente sotto controllo.

Come devono essere interpretati i risultati dell'esame?
Le persone affette da diabete devono tendere all'obiettivo di un valore di emoglobina A1c minore del 7 per cento. Secondo quanto scoperto dallo studio DCCT le persone che mantengono i loro livelli di emoglobina entro il 7 per cento hanno moltissime chance in più di ritardare o prevenire i problemi derivanti dal diabete rispetto alle persone con un livello pari o superiore all'8 per cento. Se si supera tale soglia, è necessario modificare il piano di trattamento del paziente. Di qualsiasi quantità si riesca a ridurre il livello di emoglobina A1c, si aumentano le probabibilità di rimanere in buona salute.

Quale relazione esiste tra le letture della glicemia e l'emoglobina A1c?
Le persone con un alto livello di zucchero nel sangue hanno normalmente anche una emoglobina glicosilata alta. Per mantenere l'HbA1c sotto il 7 per cento bisogna che, durante gli ultimi tre mesi, la glicemia preprandiale (prima dei pasti) superi raramente i 150 mg/dl. La glicemia non dovrebbe nemmeno scendere al di sotto di 60-70 mg/dl, per non incorrere in eventuali ipoglicemie.

Come si può mantenere l'emoglobina al di sotto del 7 per cento?
Mantenere un buon controllo del diabete per un periodo prolungato richiede di seguire una dieta attenta, fare attività fisica in base alle proprie possibilità, prendere i medicinali antidiabetici previsti (se previsti), controllare spesso la glicemia (se raccomandato), e consultare spesso il medico curante. Quando un paziente ha un'emoglobina A1c alta, il medico deve ricercare con lui le possibili cause, analizzando il diario delle glicemie compilato dal paziente. Normalmente le cause di alti livelli glicemici dipendono da almeno una di queste cause: pasti eccessivi e/o da cibi sbagliati, poca attività fisica, stress, la necessità di cambiare medicinale antidiabetico, infezioni o malattie. Individuata la possibile causa, il medico può decidere se e come modificare il rogramma di trattamento del paziente per riportare l'emoglobina al di sotto del 7 per cento.

In che modo il paziente può utiizzare i risultati dell'esame dell'Emoglobina Glicosilata?
Quando il paziente conosce i risultati dell'esame, può assumere un ruolo attivo nella gestione del suo diabete. Una Emoglobina A1c alta (pari o sopra l'8 per cento) richiede l'intervento del medico curante per rivedere il piano di trattamento.
Se i risultati sono entro la norma (meno dell 7 per cento), probabilmente il piano concordato col medico lavora come auspicato e il livello di zucchero nel sangue è sotto controllo.


Tratto da: “The ABCs of Hemoglobin A1c Testing...”, National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney disease

29/04/2009
APOTECA NATURA :la risposta NATURALE in Farmacia

La Farmacia Zuccarini è, ora,  una farmacia  APOTECA NATURA

La ricerca della salute, intesa come benessere generale della persona, richiede sempre più soluzioni personalizzate, capoci di integrare farmaci, rimedi naturali e stili di vita per il nostro benessere quotidiano.

Oggi puoi rivolgerti ad Apoteca Natura, la prima rete di farmacie specializzate in piante medicinali, integratori, omeopatia e alimentazione speciale. Troverai farmacisti esperti con i quali condividere il tuo percorso verso la salute naturale.
Ogni giorno 1500 farmacisti Apoteca Natura ti aspettano per ascoltarti e guidarti nel tuo percorso integrato verso la salute naturale. Nel pieno rispetto del tuo organismo, valutano insieme a te la migliore soluzione per le tue esigenze, integrando al bisogno prodotti naturali e farmaci.


Vieni a visitare il corner Apoteca Natura in farmacia oppure scrivici :

apotecanatura@farmaciazuccarini.it

saremo lieti di rispondere alle Tue domande

oppure visita il sito www.apotecanatura.it

19/03/2009
Ecco il nuovo sito web della Farmacia ZUCCARINI

Il sito web della Farmacia Zuccarini è stato rinnovato.

Nell'ottica di realizzare un sito principalmente utile ai navigatori della rete internet è stato rivisitato per renderlo  più fruibile ed immediato.

Abbiamo aggiunto contenuti ed informazioni nuove e, comunque,  si cercherà di arricchirlo e migliorarlo ancora.

Chiediamo aiuto anche a tutti i nostri  visitatori che, se vorranno, potranno liberamente segnalarci errori, mancanze o particolari esigenze di pubblica utilità. Saremo ben lieti di ricevere i vostri commenti. Grazie,

Scriveteci : info@farmaciazuccarini.it

                  zuccarini@genesi.it 

www.farmaciazuccarini.it

14/05/09
SOCIAL CARD ora anche in farmacia

Ora i possessori della SOCIAL CARD potranno utilizzarla anche in Farmacia, come un normale bancomat.

CHIEDI INFORMAZIONI AL BANCO

25.05.09
Salvadanai nelle farmacie per la ricostruzione in Abruzzo: al via una grande raccolta fondi

Da www.federfarma.it

Le farmacie italiane, da sempre vicine ai cittadini e in prima linea nel fronteggiare situazioni di emergenza, stanno attivando una campagna di sensibilizzazione e di raccolta fondi a favore delle popolazioni terremotate dell'Abruzzo.
In tutte le farmacie i cittadini troveranno un salvadanaio per versare il proprio contributo per la costruzione di abitazioni destinate a coloro che hanno visto distrutta la propria casa. Il villaggio che verrà realizzato con i fondi raccolti sarà intitolato ad Anna Maria Carli, titolare di farmacia in Piazza Duomo a L'Aquila, vittima del terremoto.
"Ogni giorno 3 milioni di cittadini entrano nelle oltre 17.000 italiane, presenti capillarmente su tutto il territorio nazionale. Con i cittadini abbiamo un rapporto di grande fiducia. Contiamo, quindi, di poter raggiungere una cifra importante che consenta a numerose famiglie di trovare una sistemazione adeguata prima dell'inverno." Lo dichiara Annarosa Racca, presidente di Federfarma.
L'iniziativa nasce in collaborazione con Bruno Vespa, aquilano di origine e impegnato in prima persona nella rinascita della sua terra. Vespa ha dedicato varie puntate di "Porta a Porta" al terremoto, tra le quali una in prima serata il 6 maggio nel corso della quale ha dato spazio anche all'iniziativa delle farmacie.
Le farmacie ricordano di aver contribuito alla ricostruzione in Abruzzo anche con le misure sulla farmaceutica previste dal decreto legge recante interventi a sostegno delle popolazioni terremotate. Solo in forza di alcune delle misure previste gravano sulle sole farmacie oltre 160 milioni di euro.
Federfarma, inoltre, ha già dato un contributo al superamento dell'emergenza post-terremoto, assicurando il ripristino immediato del servizio farmaceutico nelle aree colpite dal sisma. Sono stati forniti alcuni prefabbricati per sostituire provvisoriamente le farmacie distrutte, permettendo così ai cittadini, in attesa della ricostruzione, di usufruire del servizio farmaceutico in condizioni meno disagevoli.
"Tra le macerie, malgrado tutte le difficoltà oggettive, la farmacia è rimasta sempre un punto di riferimento sanitario per la popolazione grazie alla dedizione e all'impegno dei colleghi abruzzesi, pur provati anche personalmente dalla catastrofe i farmacisti sono riusciti ad assicurare ai terremotati non solo i medicinali ma anche il supporto psicologico. Poche ore dopo il sisma - continua Annarosa Racca - ho visto colleghi dispensare farmaci servendosi di tavoli posti davanti alla farmacia crollata o gravemente lesionata, oppure al banco di un bar. Fornivano i medicinali  e condividevano il dolore dei concittadini e le loro paure per il futuro."

25.05.09
Qr code in farmacia al servizio della cittadinanza

Martedì 26.05.09 verra presentata a stampa e televisioni locali, presso la sede di FEDERFARMA

 TERAMO,  il progetto Qr code che vede le Farmacie della Provincia di Teramo protagoniste del

 " lancio" di questo nuovo sistema d'informazione, fruibile da tutti e senza alcun costo.

Per saperne di più www.Li8Li,com  o cercate l'adesivo  il Qr code sulle vetrine delle Farmacie della

Provincia di Teramo.

01.08.2009
Viaggi e salute : un utile vademecum 1° parte

Viaggi e salute

Presentazione

Il vademecum "Viaggi e salute" vuole costituire una sorta di prima informazione per prevenire ed eventualmente affrontare i problemi di salute con particolare riferimento ai viaggi internazionali. Una serie di informazioni e consigli pratici per la tutela della salute durante il viaggio che, peraltro, non vogliono esaurire l'argomento né, tantomeno, sostituirsi ai consigli del medico di fiducia che conosce più da vicino situazioni di rischio e patologie dei propri pazienti.
Si ringrazia l'Ordine dei Farmacisti di Pesaro e Urbino per aver messo a disposizione il vademecum "Viaggi e salute" dal quale sono stati estratti alcuni dei capitoli di seguito riportati. Un particolare ringraziamento al Dott. Augusto Agostini, autore dell'opera, e alla società Eden Viaggi che ne ha curato la pubblicazione.

Consigli generali per i viaggiatori internazionali

Per bere e lavare i denti utilizzare solo acqua minerale contenuta in bottiglie sigillate. Preferire l'acqua gassata poichè l'acido carbonico ha effetto battericida oltre ad essere più difficile da sofisticare. Se non sono disponibili bottiglie di acqua minerale, occorre far bollire l'acqua per almeno 10 minuti oppure utilizzare un disinfettante per renderla potabile. I succhi di frutta preparati artigianalmente vanno evitati perché spesso vengono diluiti con acqua di fonte. Tè, caffè, vino e birra sono bevande sicure se servite in bicchieri puliti. Le lattine vanno accuratamente asciugate prima di essere aperte.
 
Non aggiungere cubetti di ghiaccio, che potrebbe essere contaminato, alle bevande che devono essere sempre aperte in vostra presenza. Per raffreddare le bevande immergere la bottiglia in acqua ghiacciata.
 
Non mangiare verdure crude e frutta che non può essere sbucciata o con buccia rovinata. È buona norma portare sempre con sè un coltello tascabile da utilizzare quando le posate a disposizione non sembrano perfettamente pulite.
 
Non mangiare gelati, creme, dolci, carni crude o poco cotte, insaccati, pesci e molluschi crudi, formaggi freschi, latte non bollito, salse preparate con uova crude (es. maionese ecc.). Un metodo semplice per controllare la freschezza delle uova consiste nel verificare se vanno a fondo una volta immerse nell'acqua (le uova stantie generalmente galleggiano per lo sviluppo di gas all'interno del guscio). Lo yogurt, essendo fermentato, è abbastanza sicuro. Carni affumicate, salate o marinate non possono essere considerate totalmente sicure. Ostriche e frutti di mare devono essere rigorosamente evitati nei paesi in via di sviluppo. Alcuni pesci e crostacei presenti nei paesi tropicali, anche se cotti, possono essere nocivi poiché contengono delle tossine che non vengono distrutte dal calore; in questo caso è bene farsi consigliare dalla popolazione locale. Evitare ogni contatto fra cibi crudi e cotti. Evitare anche i cibi cotti se serviti freddi o riscaldati.
 
Lavare bene le mani con acqua e sapone frequentemente e comunque sempre prima dei pasti. Usare ogni precauzione nell'utilizzo dei servizi pubblici e curare l'igiene personale più del consueto. Evitare di camminare a piedi nudi nelle stanze d'albergo. Durante la doccia, da preferire sempre al bagno in vasca, è buona abitudine indossare un paio di ciabatte impermeabili.
 
In caso di vomito e diarrea profusa assumere molti liquidi. Si consiglia di utilizzare soluzioni reidratanti preparate anche personalmente (ad 1 litro d'acqua aggiungere 1 cucchiaio da tè di sale da cucina, 1 di bicarbonato di sodio, 1 di cloruro di potassio, 5 di zucchero, succo di limone o di arancia). Il bicarbonato di sodio è quello normalmente utilizzato in cucina. In mancanza di cloruro di potassio è bene aggiungere all'alimentazione banane o succo di pompelmo fresco.
 
Lavare a fondo con acqua corrente e sapone oppure con acqua clorata ogni ferita, piaga o scottatura per almeno 5 minuti; disinfettare accuratamente la cute dopo aver rimosso ogni materiale estraneo.
 
Non bagnarsi in acque dolci (fiumi, laghi), in zone di mare vicino a fognature o alla foce di acque dolci, in acque stagnanti (acquitrini, canali, stagni); non camminare a piedi nudi. Usare scarpe comode che permettano una adeguata traspirazione, controllarle prima di indossarle per escludere che vi siano entrati insetti o scorpioni. Se si dorme all'aperto o sotto una tenda assicurarsi che il letto sia sollevato di almeno 30 cm dal terreno. Utilizzare le piscine solo se le condizioni generali di igiene appaiono buone; in ogni caso indossare sempre occhialini protettivi e cuffie. Sulle spiagge e nelle strutture balneari ci si deve sempre sdraiare o sedere su un asciugamano personale per evitare qualsiasi contatto con parassiti presenti sulla sabbia o sui lettini utilizzati da altri.
 
 
Evitare ogni contatto con animali anche domestici. Oltre alle lesioni provocate dalle morsicature si corre il rischio di contrarre la rabbia che può essere trasmessa anche con il semplice leccamento. I sentieri non illuminati, dopo un temporale, sono i luoghi più a rischio per essere morsi da serpenti che comunque attaccano solo oggetti in movimento oppure se vengono calpestati o disturbati. Portare calzature alte rappresenta un ottimo espediente per evitare infezioni e morsi di animali. Non raccogliere rami secchi o spostare massi o tronchi a mani nude, non introdurre mani o bastoni in tane, buche o fessure.
 
Nelle zone calde utilizzare vestiti di cotone o di lino, ampi e leggeri, di colore chiaro, bere molti liquidi, aumentare il consumo di sale da cucina, non assumere alcolici. Evitare sforzi intensi e prolungati. Esporsi gradualmente al sole e mai per lunghi periodi, evitare le ore più calde (generalmente dalle 11 alle 16), i bambini al di sotto dei 6 mesi di età non dovrebbero mai essere esposti al sole, una certa cautela va osservata fino a 5-6 anni. Utilizzare creme protettive solari, riparare gli occhi con lenti polarizzate.
 
In caso di contatto cutaneo con meduse, spugne, ricci di mare e stelle marine, per ridurre la sintomatologia urticante, è opportuno lavare o immergere la parte colpita in acqua salata tiepida. Per disinfettare la ferita è molto utile una soluzione con bicarbonato. Da evitare l'immersione in acqua dolce, le frizioni con la sabbia, l'applicazione di ghiaccio, ammoniaca, aceto o alcolici e lo strofinamento o il grattamento della cute poiché stimolano l'attività muscolare e l'immissione in circolo delle sostanze tossiche. Per prevenire le infezioni e l'ulteriore irritazione vanno prontamente e accuratamente rimosse le spicule o i tentacoli eventualmente rimasti adesi alla ferita proteggendo le mani con un panno o un fazzolettino di carta. Per ridurre l'infiammazione e il dolore possono essere utilizzate pomate al cortisone ed anestetici locali oltre ad antistaminici per via orale; solo nei casi più gravi si ricorre al cortisone per via intramuscolare o endovenosa.
 
Nelle aree in cui è presente la malaria o la febbre gialla evitare profumi, dopobarba e vestiti di colore scuro che attraggono le zanzare; all'alba e dopo il tramonto coprirsi braccia e gambe; applicare sostanze repellenti per insetti sui vestiti e sulla cute scoperta eccetto le mani che potrebbero essere portate inavvertitamente agli occhi (fare attenzione a non inalare il prodotto, ingerirlo o metterlo a contatto con la congiuntiva o sulla cute escoriata o irritata; non utilizzare nei bambini di età inferiore ai 2 anni e nei primi mesi di gravidanza); alloggiare in edifici ben costruiti e con aria condizionata (evitare di tenere porte e finestre aperte durante la notte) o almeno con un ventilstore; usare in camera serpentine che vaporizzano piastrine contenenti piretroidi. Disporre le apposite zanzariere intorno ai letti ancor meglio se impregnate di permetrina che può essere utilizzata anche sugli indumenti dal momento che mantiene inalterata la propria azione anche dopo diversi lavaggi. È bene seguire queste precauzioni anche se ci si sta sottoponendo a profilassi farmacologica antimalarica poiché nessun farmaco è in grado di prevenire la malattia al 100%.
 
Prima di partire informarsi con largo anticipo sulle vaccinazioni obbligatorie o facoltative da eseguire (alcune iniziano ad essere efficaci dopo 10-15 giorni, altre vanno somministrate a distanza di 2-4 settimane da altri vaccini) controllando anche se quelle eseguite in passato necessitano di una dose di richiamo. Inserire fra i documenti una tessera attestante il proprio gruppo sanguigno, le vaccinazioni eseguite e le eventuali allergie farmacologiche.
 
In presenza di un episodio febbrile o diarroico senza apparente motivo, insorto entro un anno dal rientro da un paese a rischio sanitario, consultare un medico e far riferimento, nell'anamnesi, ai paesi visitati.

Condizioni in cui si sconsigliano i viaggi aerei

Infarto del miocardio recente non complicato (prime 3 settimane), associato ad aritmie e disfunzioni del ventricolo sinistro (prime 6 settimane), recenti interventi di by-pass, sostituzione valvolare o angioplastica con posizionamento di uno stent (prime 2 settimane); scompenso cardiaco in atto, gravi aritmie cardiache, cardiopatie congenite cianogene, angina pectoris con crisi stenocardiche frequenti e protratte non adeguatamente controllate dalla terapia. I pace-makers e i defibrillatori impiantabili non interferiscono con i dispositivi di sicurezza aereo-portuali; è bene tuttavia avvertire il personale se si è portatori di tali congegni o munirsi di adeguata documentazione se si desidera evitare il passaggio al metal detector. A questo proposito giova ricordare che non vi è interferenza tra i telefoni cellulari ed il pace-maker normalmente alloggiato in un guscio d'acciaio schermato. È comunque buona norma mantenere il telefono sia durante l'utilizzo sia quando lo si conserva in tasca, dal lato opposto alla sede del pace-maker. Al contrario, il rasoio elettrico interferisce con il pace-maker.
 
Gravi forme di anemia, recenti emorragie (se non rinviabile volare solo su aerei pressurizzati ed utilizzare l'erogatore di ossigeno in maniera continuativa; se l'emorragia è stata grave sottoporsi ad una trasfusione di sangue 48-72 ore prima di intraprendere il volo; in ogni caso non dovrebbero affrontare un viaggio aereo coloro che hanno livelli di emoglobina inferiori a 7,5 g/l; i pazienti affetti da anemia falciforme presentano una controindicazione assoluta alla partenza nei 10 giorni successivi alla crisi).
 
Ictus cerebri recente (prime 3 settimane).
 
Ipertensione arteriosa grave non trattata (valori superiori a 200/115).
 
Tromboflebiti in fase acuta.
 
Labirintite e disturbi dell'equilibrio in atto (i rapidi movimenti dell'aereo che si verificano durante le fasi di decollo e atterraggio ed in quota in presenza di "vuoti d'aria" possono aggravare la patologia).
 
Otite media catarrale o purulenta acuta, catarro tubarico, rinofaringiti in fase acuta (nelle rapide variazioni di quota la ridotta pervietà delle tube di Eustachio può favorire la perforazione del timpano; se il viaggio in aereo non è rinviabile si consiglia di eseguire, se insorge dolore, ronzio o sensazione di "pienezza" a livello dell'orecchio medio, ripetuti atti di deglutizione, sbadigli e spostamento forzato latero-laterale della mandibola; questi disturbi si manifestano più frequentemente nelle fasi di atterraggio).
 
Interventi chirurgici all'orecchio medio (attendere la cicatrizzazione del timpano, se possibile evitare voli per almeno 2 mesi), tonsillectomia (primi 10 giorni).
 
Insufficienza respiratoria, enfisema di grave entità, stato di male asmatico, broncopneumopatia cronica ostruttiva con severa ipossiemia a riposo, cuore polmonare cronico (si può volare se si è in grado di camminare per almeno 50 metri o salire 10-12 scalini senza sintomi; considerare che la pressurizzazione delle cabine degli aerei di linea equivale ad una altitudine di 1.800-2.000 metri cui corrisponde una percentuale di ossigeno nell'aria inspirata del 15% anziché del 21% come a livello del mare, pertanto ci potrebbe essere la necessità di somministrare ossigeno supplementare).
 
Pneumotorace spontaneo (prime 3 settimane - il gas intrappolato può espandersi e ridurre ulteriormente la funzionalità respiratoria; 6 settimane se è stato sottoposto ad intervento chirurgico).
 
Interventi recenti toracici o addominali (prime 2-4 settimane - il volume dei gas intestinali ad alta quota può addirittura espandersi del 25% provocando l'apertura delle cicatrici post-operatorie, lo strappo dei punti di sutura e, nei casi più gravi, emorragie o perforazioni intestinali).
 
Ulcera peptica a rischio di perforazione, recente emorragia gastrica (attendere 3 settimane), appendicite acuta, diverticolite, colite ulcerosa in fase attiva (il viaggio aereo è controindicato poiché l'aumento del volume dei gas intestinali per effetto della depressione barometrica in quota facilita la perforazione o lo strozzamento).
 
Portatori di colonstomie e ileostomie, voluminose ernie inguinali non riducibili (portare borse e vestiti extra poiché si ha aumento della produzione e dello sfogo dei gas intestinali; per le ernie riducibili è necessario l'utilizzo di efficienti cinti contenitivi; tutte le complicazioni relative al tratto gastro-enterico sono più frequenti nelle fasi del decollo).
 
Recente immissione, per fini diagnostici o terapeutici, di gas nelle cavità organiche (ad esempio pneumoencefalo, pneumoperitoneo ecc.) (l'espansione del gas introdotto, per la legge di Boyle-Mariotte può, per la diminuzione della pressione atmosferica che si verifica in quota, comprimere gli organi viciniori).
 
Ingessature (l'aria intrappolata nel gesso può espandersi e comprimere l'arto; sono stati segnalati casi di gangrena da compressione).
 
Gravi disturbi mentali (è necessario un accompagnatore ben istruito munito di farmaci d'emergenza poiché lo stress emozionale, le brusche variazioni di quota dell'aereo, le vibrazioni possono facilitare crisi di agitazione psico-motoria).
 
Epilessia: in base alla gravità e alla frequenza delle crisi valutare la necessità di un aumento della terapia in atto (le alterazioni del ritmo sonno-veglia dovuto al fuso orario e l'ansia del volo possono facilitare le crisi).
 
Se si utilizzano lenti a contatto è bene portare una confezione di lacrime artificiali (l'umidità ambientale dell'aereo non supera il 10-20% contro un livello ottimale del 60%, inoltre il ricircolo dell'aria nel sistema di aerazione può trasportare particelle di polvere e detriti che potrebbero creare fastidi alla congiuntiva provocando infiammazione e lacrimazione)
 
Gravidanza all' 8°- 9° mese e puerpere fino al 7° giorno dopo il parto (la maggior parte delle compagnie aeree non accetta gravide dopo la 36^settimana, non oltre la 32^ se la gravidanza è gemellare), neonati di età inferiore alle 4 settimane a causa dell'immaturità polmonare (i bambini prematuri con complicanze dovrebbero evitare di volare fino a 6 mesi dopo la data del parto, se fosse avvenuto regolarmente, per la maggior frequenza di crisi di apnea); nessuna controindicazione per il lattante. A titolo di curiosità si ricorda che se il parto avviene a bordo dell'aereo, il neonato acquisisce la nazionalità della compagnia di bandiera, per cui la madre potrebbe ritrovarsi con un figlio "straniero".
 
Per prevenire barotraumatismi è consigliabile, durante il decollo e l'atterraggio, tenere svegli i bambini e far bere loro dei liquidi o masticare un chewing-gum. Negli adulti l'inconveniente si può prevenire con sbadigli ripetuti o muovendo la mascella inferiore da una parte all'altra o con le manovre di Toynbee (deglutizione con bocca e naso chiusi) o di Valsalva (espirazione forzata con bocca e naso chiusi) o di Frendzel (masticazione simulata rovesciando la lingua indietro con bocca, naso ed epiglottide chiusa) oppure semplicemente bere stringendo il naso con le dita. La ventilazione costante all'interno dell'aereo crea una certa disidratazione, pertanto occorre bere, nei lunghi viaggi, 1 o 2 litri di liquidi, escludendo le bevande alcoliche responsabili di una certa ipossia cerebrale.
 
Poiché tutte le compagnie aeree hanno bandito il fumo a bordo, i fumatori, soprattutto nei viaggi a lunga percorrenza, possono trovare beneficio utilizzando cerotti o chewing-gum o compresse sub-linguali contenenti nicotina.

Jet-lag

Il Jet-lag o malessere da fuso orario è dovuto alla interferenza che una diversa esposizione alla luce (sia naturale che artificiale) esercita sull'asse ipotalamo-ipofisario con conseguente alterazione del ritmo di produzione degli ormoni fra i quali la melatonina, derivato della serotonina, che viene secreta dalla ghiandola pineale con un picco massimo nelle ore notturne (fra le due e le quattro) e minime concentrazioni nelle ore di maggior luminosità. Alcool, nicotina, caffeina, tranquillanti, alcuni anti-infiammatori e la vitamina B12 deprimono la produzione di melatonina. Il Jet-lag si manifesta con astenia, facile irritabilità, cefalea, inappetenza, insonnia notturna e sonnolenza diurna, riduzione dell'attenzione, nervosismo, depressione del tono dell'umore, disturbi gastro-intestinali, diminuzione delle performances fisiche e mentali e nelle donne alterazioni del ciclo mestruale. La sintomatologia è più frequente quando si vola da ovest verso est (accorciamento della giornata) piuttosto che quando si viaggia verso ovest (il giorno si allunga) poiché per l'organismo umano è più facile prolungare i propri ritmi piuttosto che abbreviarli. In assenza di terapia il disagio scompare in 2-6 giorni se si viaggia verso occidente, 3-12 giorni dopo un viaggio verso oriente. La Nasa ha calcolato che per recuperare il normale ritmo circadiano è necessario un giorno per ogni fuso orario attraversato; secondo altri studi i giorni necessari per un completo recupero sono pari alla metà dei fusi orari attraversati se si viaggia verso ovest, due terzi se la direzione è l'oriente.
 
Vi è una notevole variabilità individuale nella comparsa dei disturbi poichè la rapidità e la facilità ad adattare il proprio bioritmo e i nuovi cicli variano da persona a persona; in genere il jet-lag tende a peggiorare con l'avanzare dell'età, si attenua con l'aumento del numero dei viaggi; i mattinieri si adattano meglio nei viaggi verso est. È consigliabile, se il viaggio dura più di 3 giorni, "sincronizzarsi" subito (orario dei pasti, esposizione alla luce, ritmo del sonno) con l'ora del paese che ci ospita. Può essere utile in questi casi, spostare i pasti e il sonno di 1 o 2 ore alcuni giorni prima di partire ed evitare di assumere cibi in aereo se vengono serviti a tarda ora, soprattutto se abbondanti e accompagnati da alcolici o da bevande stimolanti quali caffè o tè.
 
Nelle prime notti dopo un viaggio intercontinentale può essere utile assumere un ipno-inducente a breve durata d'azione. La melatonina è l'unica sostanza naturale che ha mostrato una discreta utilità nel ridurre la sintomatologia da jet lag, anche se recenti studi ne hanno ridimensionato in parte l'efficacia.
 
Schemi di assunzione della melatonina per prevenire il jet-lag.
Quando si viaggia da est a ovest (es. Europa > USA oppure Asia > Europa)
Nei giorni precedenti la partenza coricarsi un po' più tardi rispetto al solito; il giorno prima di partire e durante il volo evitare l'assunzione di alcolici (l'alcool può facilitare l'inizio del sonno, ma ne riduce la profondità rendendolo meno ristoratore) e caffè, ridurre (se non eliminabile) il consumo di nicotina e consumare pasti ipocalorici preferendo cibi ricchi in carboidrati (riso, pasta, vegetali, frutta, dolci) rispetto a quelli proteici (carne, pesce, uova, formaggi).
 
Il giorno precedente la partenza ed il giorno della partenza si assumono 2-5 mg di melatonina al risveglio mattutino; all'arrivo se non si sono superati 9 fusi orari si assume il 1^ giorno la dose al risveglio (oltre i 10 fusi orari il farmaco va assunto alla stessa ora del paese di partenza), il 2^ giorno ½ ora dopo rispetto all'ora del giorno precedente, il 3^ giorno ½ ora dopo rispetto all'ora del giorno precedente, il 4^ giorno ½ ora dopo rispetto all'ora del giorno precedente.
 
Una volta arrivati è consigliabile l'esposizione al sole o la permanenza in ambienti molto illuminati in tarda mattinata o nel pomeriggio; utile, durante il giorno, l'assunzione di caffeina, se non ci sono controindicazioni.
 
 
Quando si viaggia da ovest a est (es. USA > Europa oppure Europa > Asia)
Nei giorni precedenti la partenza coricarsi un po' più presto rispetto al solito; per i pasti e le bevande valgono gli stessi consigli dei viaggi da est a ovest.
 
Il giorno precedente la partenza ed il giorno della partenza si assumono 2-5 mg di melatonina verso le 15 se non si superano 10 fusi orari; al risveglio se si superano; all'arrivo si assume il 1^ giorno la dose alla stessa ora del giorno in cui si è partiti (ora del paese di partenza), il 2^ giorno ½ ora prima rispetto all'ora del giorno precedente, il 3^ giorno ½ ora prima rispetto all'ora del giorno precedente, il 4^ giorno ½ ora prima rispetto all'ora del giorno precedente.
 
Una volta arrivati è consigliabile l'esposizione al sole o la permanenza in ambienti molto illuminati subito al risveglio; utile, durante il giorno, l'assunzione di caffeina, se non ci sono controindicazioni.

01.08.2009
Viaggi e salute : un utile vademecum 2° parte

Condizioni in cui si sconsigliano le escursioni ad alta quota

Gravide, bambini.
Patologie cardiovascolari: angina severa, infarto del miocardio insorto nelle ultime 4 settimane, malattia tromboembolica.
Patologie polmonari: asma bronchiale non ben controllata dalla terapia, grave enfisema, pneumotorace spontaneo recidivante, pneumectomie.
Epilessia con crisi frequenti.
Anemia falciforme: le crisi sono più frequenti ad altitudini elevate. 
 
Sopra i 3500 metri si consiglia di interrompere l'assunzione della pillola anticoncezionale per l'aumentato rischio di trombosi venose profonde.
 
Sopra i 2500-3000 metri i glucometri (utilizzati dai diabetici per la misurazione della glicemia) possono subire delle variazioni, nella lettura dei valori glicemici, fino al 40- 50%.
 
Le patologie collegate all'altitudine sono più frequenti nei giovani rispetto agli ultracinquantenni, nei maschi più che nelle femmine, nei soggetti che hanno presentato precedenti episodi di "mal di montagna", nelle ascese che comportano notevole sforzo fisico, nei soggetti affetti da ipertensione arteriosa, malattie coronariche, patologie ostruttive delle vie respiratorie, diabete, nelle gravide, nei fumatori e nei soggetti che abusano di alcolici. Anche coloro che abitano in alta montagna, presentano una maggior frequenza di patologie da altitudine se hanno soggiornato a lungo in pianura. Esiste inoltre una suscettibilità individuale. Nessun disturbo si manifesta generalmente, anche nei soggetti non allenati, se non si superano i 500 metri di dislivello al giorno (150-200 metri sopra 5.000 metri) prevedendo di dormire 100-200 metri più in basso rispetto all'altezza raggiunta durante il giorno. Durante le ascensioni è consigliabile non assumere bevande alcoliche o farmaci sedativi o ipnotici. Vanno evitati gli sforzi fisici intensi e prolungati. Anche il consumo di nicotina dovrebbe essere sospeso o almeno fortemente ridotto. La dieta deve essere ricca di carboidrati. Nei soggetti che hanno in precedenza manifestato patologie legate all'altitudine o a semplice scopo preventivo, soprattutto se non è possibile effettuare una acclimatazione graduale, può essere utile somministrare acetazolamide oppure nifedipina a lento rilascio. L'assunzione di aspirina a basso dosaggio è utile solo per ridurre l'incidenza della cefalea. Recenti studi sembrano dimostrare una discreta azione preventiva del gingko biloba in virtù della sua attività anti-ossidante (80- 120 mg due volte il dì iniziando 3-5 giorni prima della salita).
 
Le micicroemorragie retiniche comuni sopra i 4.500-5.000 metri, sono quasi sempre asintomatiche, più raramente possono provocare un senso di fastidio agli occhi, scotomi scintillanti e miodesopsie ("mosche vaganti"). Regrediscono spontaneamente senza conseguenze.
 
Il mal di montagna acuto che si verifica sopra i 2.500-3.000 metri, è dovuto alla diminuzione della pressione di ossigeno nell'atmosfera. Insorge dopo 6-24 ore dall'arrivo in quota, è caratterizzato da cefalea frontale di tipo pulsante resistente agli analgesici, notevole astenia, irritabilità, vertigini, disturbi visivi, euforia, torpore, senso di mancamento, inappetenza, facile faticabilità, sonnolenza diurna e insonnia notturna, incubi, sensazione di "pienezza" al torace, tachicardia, nausea, vomito, diarrea, tosse stizzosa che si accentua dopo sforzi anche lievi, brividi, edemi alle mani, al volto e alle caviglie, difficoltà respiratorie. Durante il sonno può manifestarsi il "respiro periodico": ad un primo ciclo di respiro normale segue una pausa di apnea di 10-15 secondi interrotta infine da una terza fase di iperventilazione. La terapia consiste, a seconda della gravità, nel discendere a quote inferiori, somministrare ossigeno, assumere aspirina o altri analgesici per trattare la cefalea, antiemetici per ridurre la nausea e il vomito. L'acetazolamide e il desame-tazone vanno riservati ai casi più gravi. Il mal di montagna acuto si manifesta nel 25% dei soggetti che ascendono sopra i 3.000 metri, nel 50% sopra i 4.500 metri e nel 100% di coloro che superano i 5.500 metri.
 
L'edema polmonare acuto è più frequente sopra i 3.500 metri, ha una patogenesi sconosciuta; la sintomatologia consiste in una rapida accentuazione dei disturbi presenti nel mal di montagna acuto con aggiunta di cianosi, contrazione della diuresi, turgore delle vene del collo, dispnea a riposo, tosse secca e stizzosa all'inizio, con muco striato di sangue in seguito. All'auscultazione del torace si avvertono rantoli a medie e grosse bolle. La pressione arteriosa, soprattutto la diastolica, aumenta. L'edema polmonare acuto compare generalmente dopo 24-48 ore dall'arrivo in quota. Può presentarsi spontaneamente o manifestarsi gradualmente in un soggetto che presenta i sintomi del mal di montagna acuto. Può esitare, a volte entro poche ore dall'insorgenza, in exitus anche perché la concomitante iperpiressia può condurre all'errata diagnosi di polmonite. Insorge, come l'edema cerebrale, più frequentemente nelle ore notturne. Anche in questo caso è necessario scendere rapidamente di quota (almeno 500 metri), osservare riposo assoluto e, se disponibile, somministrare ossigeno (4 litri al minuto). Utile anche la somministrazione di nifedipina e la terapia iperbarica.
 
L'edema cerebrale, più frequente oltre i 4.000 metri, può seguire un edema polmonare oppure comparire come prima manifestazione. È fortunatamente una patologia molto rara: la sintomatologia è caratterizzata dai disturbi del mal di montagna acuto ai quali si aggiungono confusione mentale, vertigini, diplopia, movimenti incoordinati degli arti, disorientamento temporo- spaziale, allucinazioni visive e uditive, respiro affannoso con crisi di apnea, bradicardia, ipertensione arteriosa. L'incapacità di eseguire la marcia in linea retta (andatura dell'ubriaco) è un test molto sensibile e facilmente evidenziabile nell'indicare la comparsa di edema cerebrale. Se non si scende rapidamente al di sotto dei 2.000 metri, idratando il paziente, somministrando ossigeno (2-4 litri al minuto per 4-6 ore), furosemide e desametazone, l'exitus interviene in poche ore. Molto utile, se disponibile, una camera iperbarica portatile.
 
L'assideramento può essere un rischio delle escursioni ad alta quota dal momento che mediamente la temperatura diminuisce di 1° C ogni 150 metri di altezza. La presenza di vento, soprattutto se freddo, l'elevata umidità, l'abbigliamento inadeguato nonché la cute o i vestiti bagnati riducono notevolmente la resistenza alle basse temperature. Uno scarso apporto alimentare, condizioni di disidratazione, patologie preesistenti quali ipotiroidismo, diabete o arteriopatie obliteranti periferiche o l'assunzione di farmaci ad azione vasocostrittiva favoriscono il congelamento e l'assideramento. I primi sintomi a comparire sono malessere generale, sensazione di fame e brividi intensi, poi, quando la temperatura corporea scende sotto i 35° C, si manifestano sonnolenza, stanchezza profonda, iperventilazione, tachicardia, confusione mentale, difficoltà a coordinare i movimenti, allucinazioni visive e uditive, cianosi periferica, aritmie cardiache, torpore e perdita di coscienza. A 32°-28° C compaiono delirio, iporeflessia, bradicardia, ipotensione arteriosa e riduzione del livello di coscienza che evolve progressivamente fino al coma. A 24° C si ha la cessazione delle funzioni vitali. Il paziente deve essere posto in ambiente riscaldato, avvolto da coperte o in fogli di alluminio e, se cosciente, stimolato ad assumere bevande zuccherate calde. Assolutamente da evitare alcolici di ogni tipo (la botticella ripiena di liquore che, come vuole la tradizione, si trova al collo dei cani San Bernardo è quanto mai dannosa poiché l'alcol comporta una vasodilatazione cutanea con ulteriore perdita di calore e vasocostrizione cerebrale con conseguente riduzione dell'afflusso di ossigeno). La cute non deve essere strofinata né posta a contatto con sorgenti di calore. Molto utili bagni caldi a 42°-43°C e il contatto con la pelle di un'altra persona. La prevenzione consiste ovviamente in un abbigliamento adeguato (il potere isolante diminuisce dalla lana alla seta, al cotone, al nylon) ed in una alimentazione ipercalorica priva di alcolici.

Condizioni in cui si sconsigliano le immersioni subacquee


Gravidanza, bambini al di sotto dei 12 anni.
 
Epilessia, attacchi ischemici transitori, deficit neurologici, patologie psichiatriche, abuso di alcool o droghe.
 
Broncopneumopatia cronica ostruttiva, pregresso pneumotorace spontaneo, cisti o bolle polmonari, esiti fibrotici di tbc, asma bronchiale grave.
 
Otiti e sinusiti croniche, riniti acute, perforazione del timpano, laringectomia, infezioni acute delle vie respiratorie, sindrome di Meniere, mucocele, tappo di cerume. 

 
Glaucoma, recente distacco di retina.
 
Diabete non perfettamente compensato.
 
Cardiopatia ischemica, portatori di pacemaker, insufficienza cardiaca, valvulopatie gravi, anemie con pregresse crisi emolitiche.
 
Denti mal otturati o con carie aperte, osteonecrosi.
 
Ernia iatale grave, diverticolosi.
 
Se ci si vuole immergere in acqua ad alta quota, occorre attendere almeno 48 ore per acclimatarsi; i tempi di risalita devono allungarsi proporzionalmente alla minore pressione atmosferica rispetto al livello del mare.
 
Per prevenire le coliche addominali durante l'immersione ("coliche dei palombari") è consigliabile evitare nelle 48 ore precedenti, l'assunzione di cibi fermentativi quali patate, castagne e legumi.
 
È bene evitare immersioni nelle 12 ore precedenti un volo aereo; si devono attendere 24 ore se l'immersione ha richiesto pause di decompressione o se si sono superati 9 metri di profondità.
 
La malattia da decompressione (dovuta al rilascio di bolle di azoto nei tessuti del corpo in seguito a brusca riduzione della pressione atmosferica), compare in genere entro 30 minuti e non oltre 12 ore dall'emersione rapida da profondità superiori ai 39 metri (nella risalita non si dovrebbero superare i 10 metri al minuto, dal momento che ogni 10 metri la pressione si riduce di un'atmosfera). Si manifesta con parestesie, dolori ossei e articolari diffusi, cefalea, notevole astenia, prurito, eritema cutaneo, disturbi visivi, vertigini, nausea, dispnea, tosse secca. Seguono perdita di coscienza, convulsioni ed emiplegia. Può complicarsi con pneumotorace, pneumomediastino, enfisema sottocutaneo, embolia gassosa arteriosa ed emorragia alveolare diffusa. L'assunzione di alcolici o un'intensa attività fisica prima dell'immersione, l'acqua fredda, l'età avanzata, l'obesità facilitano la comparsa della malattia da decompressione. Al soggetto va subito somministrato ossigeno puro e molti liquidi per ridurre la viscosità ematica. Con urgenza va trasportato nella più vicina sede provvista di camera iperbarica, unica terapia realmente efficace in questi casi. Il paziente va mantenuto in posizione orizzontale o ancora meglio sul fianco sinistro, se tollerato. Il trasporto non dovrebbe essere effettuato in elicottero, per lo meno non ad una quota superiore ai 300 metri. Un grave errore è quello di reimmergere in acqua il paziente poiché questo non fa che aggravarne le condizioni. La malattia da decompressione colpisce un subacqueo ogni 7.000 immersioni, raramente è letale.
 
L'otite barotraumatica che compare quando un soggetto con patologie auricolari anche banali, si immerge in profondità, si manife-sta con dolore acuto (soprattutto durante la discesa), vertigini, ronzio e riduzione progressiva dell'udito fino alla sordità. I sintomi compaiono bruscamente; raramente possono insorgere in maniera subdola e sopportabili da parte del paziente che, non limitando le immersioni, peggiora il quadro clinico. È sufficiente assumere farmaci anti-infiammatori e sospendere l'attività sub-acquea che va ripresa solo a guarigione completa. La terapia iperbarica può peggiorare la patologia. Può complicarsi con perforazione timpanica, sovrainfezioni batteriche, emotim-pano e lesioni vestibolari. In questi casi è necessario ricorrere a cure specialistiche, oltre ad instaurare una immediata terapia antibiotica.
 
La narcosi da azoto o "ebbrezza da profondità" è dovuta all'aumento, nel sangue, della pressione parziale dell'azoto che si lega all'ossigeno dando luogo al protossido d'azoto, gas che veniva già utilizzato, nel 19° secolo, durante gli spettacoli, per provocare ilarità nel pubblico. Gli effetti a livello cerebrale sono assimilabili, in parte, all'intossicazione da alcool. In genere si manifesta ad una profondità superiore a 30-40 metri (maggiore nei soggetti ben allenati) ed è caratterizzata da rallentamento dei processi cerebrali, perdita della concentrazione, euforia, sensazione di benessere, iperattività senza alcuna finalità, ansia, disorientamento temporo- spaziale, incoordinazione motoria e confusione mentale che può complicarsi, raramente, con la perdita di coscienza. La sintomatologia scompare rapidamente appena si risale di 5-10 metri. È consigliabile non reimmergersi nelle 12 ore seguenti.
 
La tossicità da ossigeno dovuta a miscele respiratorie troppo sature di ossigeno contenute nelle bombole per immersioni si manifesta con disturbi visivi, vertigini, nausea, vomito, fascicolazioni muscolari al collo e al dorso, parestesie, convulsioni, perdita di coscienza. Compare all'improvviso senza segni premonitori e può provocare la morte per annegamento o complicarsi con embolia gassosa arteriosa una volta risaliti in superficie. Oltre a ridurre l'esposizione all'ossigeno, il paziente va trattato urgentemente nella camera iperbarica.
 
Il crampo del nuotatore consiste in una contrattura persistente e molto dolorosa di un distretto muscolare che non risponde più al comando volontario. I muscoli del polpaccio e del piede sono quelli più frequentemente colpiti. Una perdita di sali minerali in seguito a profusa sudorazione o insufficiente apporto, preesistenti patologie delle arterie, prolungata attività fisica e il freddo facilitano l'ischemia muscolare con conseguente contrattura. Per risolvere il crampo del polpaccio è utile flettere manualmente e lentamente il piede mantenendolo in tale posizione per qualche minuto. In caso di interessamento delle dita del piede va effettuato manualmente il movimento muscolare opposto a quello causato dal crampo. Ovviamente ogni attività va ripresa dopo un certo tempo per permettere una adeguata vascolarizzazione del muscolo colpito. Se si è vicini alla spiaggia conviene sottoporre l'intera gamba ad una doccia calda (42°- 43°C). L'arto non va tenuto sollevato poiché in tal modo si rende più difficoltoso l'afflusso del sangue.
 
La sincope da sbalzo termico si manifesta allorché ci si immerge in acqua fredda dopo una prolungata esposizione al sole o uno sforzo muscolare intenso oppure quando, nuotando, ci si imbatte in correnti molto fredde. In questi casi il nervo vago eccessivamente sollecitato in sede epigastrica e addominale, può portare, all'improvviso e senza segni premonitori, ad arresto cardiaco con immediata perdita di coscienza (rischio di annegamento) ed ipossia cerebrale che, se si prolunga per più di 8 minuti, provoca danni cerebrali irreversibili ed exitus. L'unica terapia praticabile consiste in una immediata ed efficace rianimazione cardio-polmonare prevedendo, qualora possibile, l'intervento di cardioversione elettrica.
 
Può infine sembrare superfluo ricordare che occorre assicurarsi che le acque in cui ci si immerge non siano infestate da squali (tutt'ora provocano 50 vittime ogni 100 attacchi di cui si ha notizia). Il più pericoloso è lo squalo bianco che vive anche nel Mediterraneo, è lungo dai 10 ai 12 metri e può pesare anche 12 tonnellate. I coccodrilli che possono raggiungere 5 metri di lunghezza e più di 1.000 kg di peso, provocano, solo lungo il Nilo, più di 1.000 morti ogni anno.

Condizioni in sui si sconsigliano le crociere


Gravi forme di asma non controllate dalla terapia.
 
Ulcera gastrica in fase attiva, appendicite acuta, recenti interventi chirurgici al colon.
 
Gravi sindromi depressive per l'aumentato rischio di suicidio.
 
Gravide con anamnesi di frequenti aborti spontanei e comunque non oltre la 36^ settimana.

 
Il mal di mare o chinetosi o cinesipatia (tali termini comprendono anche il mal d'auto e d'aria) è più frequente nelle donne (specialmente durante il ciclo mestruale), nei bambini dai 3 ai 12 anni e nei soggetti che affrontano un viaggio in mare per la prima volta. Si manifesta con malessere indefinito, sensazione di disorientamento e di estrema spossatezza, sonnolenza con sbadigli, gastralgie, nausea, aumento della salivazione, vomito (se intenso può portare a disidratazione), vertigini, intenso pallore, sudorazione fredda, ansia, tachipnea, bradicardia o tachicardia. È dovuto ad un'intensa stimolazione del labirinto, sede dell'organo dell'equilibrio situato nell'orecchio medio, che invia numerosi messaggi al cervello che contrastano con quelli inviati contemporaneamente dall'occhio che non percepisce tutti i movimenti. Ne consegue un'eccessiva stimolazione del tronco cerebrale che attiva il sistema vegetativo.
 
La chinetosi è facilitata da odori sgradevoli, rumori, vibrazioni, temperature elevate, luci intense, ambienti ristretti o affollati, scarsa aerazione, tabagismo, assunzione, nelle ore che precedono il viaggio, di alcool o di abbondanti quantità di liquidi, soprattutto se addizionati ad anidride carbonica. I pasti, sia prima di partire sia durante il viaggio, devono essere frugali preferendo alimenti secchi e poco grassi; le bevande vanno limitate al massimo e comunque assunte a piccoli sorsi. Vanno rigorosamente esclusi gli alcolici, le bibite gassate e il caffè. È bene evitare di leggere durante il viaggio per non sottoporre gli occhi ad un ulteriore sforzo di accomodazione (se possibile viaggiare di notte per ridurre gli stimoli visivi oppure tenere gli occhi chiusi o concentrare lo sguardo su un punto fisso ad esempio l'orizzonte) e cercare di sistemarsi il più possibile al centro della nave dove il beccheggio e il rollio si avvertono meno. In aereo sono preferibili i posti all'altezza dell'ala e verso il corridoio. È consigliabile limitare al massimo i movimenti del collo e della testa, allentare la cravatta e la cintura. Le terapie sono efficaci soprattutto se utilizzate a scopo profilattico prima della partenza ed eventualmente ripetute se il viaggio si protrae a lungo. Consistono nell'assunzione di scopolamina o di un antistaminico antivertiginoso.
 
A titolo di curiosità si ricorda che nella cura della chinetosi hanno mostrato efficacia lo zenzero che può essere assunto come estratto secco o sotto forma di infusi o decotti (1 grammo mezz'ora prima della partenza e poi ½ - 1 grammo ogni 4 ore; è controindicato in presenza di litiasi biliare), l'acqua di melissa (miscela di varie erbe), i chiodi di garofano e la cannella.

Diarrea del viaggiatore

Questa infezione intestinale si contrae con l'ingestione di cibi e bevande contaminate: particolarmente a rischio sono vegetali non cotti, carne, pesce, frutti di mare e derivati del latte come già sapevano bene i viaggiatori inglesi del diciannovesimo secolo allorché coniarono l'aforisma: "boil it, cook it, peel il or forget it".
 
Compare, generalmente, nei primi giorni del soggiorno (raramente può manifestarsi al rientro del viaggio) e si manifesta con numerose scariche diarroiche (da 3-4 fino a 20-30 evacuazioni quotidiane, in alcuni casi con presenza di sangue), dolori e crampi addominali, talvolta febbre quasi mai elevata, nausea e vomito, profonda spossatezza, malessere generale; si risolve spontaneamente nel giro di 2-5 giorni. Nel 10% dei soggetti colpiti può residuare una sindrome del colon irritabile. Colpisce più di un terzo dei viaggiatori occidentali che si recano in aree tropicali e conferma l'aforisma "i viaggi allargano la mente e liberano l'intestino". È più frequente nei soggetti che provengono dalle aree più industrializzate, soprattutto se non hanno mai soggiornato nei paesi del Terzo Mondo; gli adulti sono meno colpiti rispetto ai bambini e agli anziani; i soggetti che hanno compiuto un viaggio nei paesi tropicali e sub-tropicali nei 6 mesi precedenti mostrano un maggior rischio; una ridotta acidità gastrica (presente in coloro che assumono farmaci inibitori di pompa protonica o bloccanti dei recettori H2 dell'istamina quali lansoprazolo, ranitidina, ecc. o che hanno subito una gastroresezione) costituisce un ulteriore fattore di rischio dal momento che il pH acido dello stomaco rappresenta una barriera invalicabile per molti patogeni enterici. I pazienti che assumono diuretici sono più esposti a disidratazione e squilibri elettrolitici.
 
Nella maggior parte dei casi l'eziologia è batterica (l'Escherichia Coli è responsabile del 50% dei casi di infezione, negli altri casi sono interessati Campylobacter jejuni, Shighella, Salmonella enteritidis, Vibrio parahaemolyticus e fluvialis, Yersinia enterocolitica, Aeromonas hydrophyla). Meno frequentemente la causa è virale (Rotavirus, Norwalk virus) o parassitaria (Giardia lamblia, Entamoeba histolityca, Criptosporidium parvum). In una quota significativa di casi non è possibile identificare alcuna eziologia infettiva.
 
L'Africa, l'Asia, il Medio Oriente e il Centro e Sud-America sono le aree dove maggiore è la possibilità di incorrere nella diarrea del viaggiatore (in queste regioni l'infezione causa, ogni anno, la morte di oltre 2.000.000 di bambini).
 
Reidratare il paziente con abbondanti liquidi eventualmente arricchiti con sali minerali, evitando bevande gassate, caffè, tè ed alcolici, è più che sufficiente per risolvere la patologia. L'Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia di bere almeno mezzo bicchiere di liquidi (50-100 ml) dopo ogni scarica nei soggetti al di sotto dei 2 anni, 1 bicchiere (100-200 ml) da 2 a 10 anni, quantità illimitate sopra i 10 anni. In commercio esistono anche delle soluzioni reidratanti già pronte.
 
Utile può essere l'assunzione di un astringente quale la diosmectite o il racecadotril.
 
La eventuale profilassi, utile nei diabetici, cardiopatici, nei soggetti immuno-compromessi (CD4 inferiori a 200), nei pazienti in terapia con steroidi o farmaci immunosoppressori e in quei casi in cui non ci si può permettere di star male (viaggi d'affari, gare sportive ecc.), consiste nell'assunzione dal giorno precedente la partenza fino a 2 giorni dopo il rientro di ciprofloxacina o norfloxacina o levofloxacina o dossiciclina. Questi farmaci possono provocare fotosensibilizzazione e sono controindicati in gravidanza ed in età pediatrica. Tutti questi farmaci possono essere utilizzati come terapia quando è necessario somministrare un antibiotico; in questo caso la posologia va raddoppiata e proseguita per 3 giorni. Si è dimostrata utile anche la rifaximina. Nella prevenzione della diarrea del viaggiatore, soprattutto se ci si reca in Turchia e nel Nord Africa si è rivelata efficace l'assunzione di probiotici a base di Saccharomyces Boulardii.
 
È disponibile oggi un vaccino efficace nel 60-80% delle malattie diarroiche del viaggiatore dovute all'Escherichia Coli e alla Salmonella Enterica.

Protezione solare

Il sole è un elemento essenziale per la vita. Oltre ai benefici estetici, l'esposizione alla luce solare favorisce la produzione di vitamina D a livello cutaneo con conseguente fissazione di calcio alle ossa; interviene nell'attività seboregolatrice della cute, migliora alcune patologie della pelle come la psoriasi e la dermatite seborroica, aumenta il tono dell'umore stimolando la produzione di serotonina ed endorfine e secondo recenti ricerche, sembrerebbe rafforzare il sistema immunitario favorendo la resistenza dell'individuo alle infezioni. Accanto a questi indubbi effetti benefici, la luce solare, a causa della presenza delle radiazioni ultraviolette (RUV), può risultare particolarmente dannosa per l'occhio (favorisce l'insorgenza di cataratta e degenerazione maculare) e per la cute potendo provocare eritemi, ustioni, ispessimento degli strati cutanei, invecchiamento della pelle (assottigliamento, aridità, formazione di rughe, comparsa di macchie nere o giallastre, dilatazione e ramificazione dei vasi sanguigni) fino a causare neoplasie maligne la cui incidenza è aumentata del 15% negli ultimi 10 anni.
 
La pericolosità delle radiazioni ultraviolette, in parte, fortunatamente, filtrate dall'ossigeno e dall'ozono presenti nell'atmosfera, è strettamente legata al periodo della giornata (maggiore dalle 10 alle 15), alla stagione (ovviamente il periodo estivo è quello che presenta i maggiori rischi), alla località (l'intensità delle radiazioni aumenta man mano che ci si avvicina all'equatore o si sale in altitudine - ad esempio a 1500 metri di quota l'intensità della luce è del 20% superiore a quella sul livello del mare: in genere la quantità delle RUV aumenta del 4% ogni 300 metri), alla presenza di superfici riflettenti (un prato erboso riflette il 5% delle RUV; la sabbia e le rocce il 25%, l'acqua il 50%, la neve e i ghiacciai fino all'80%). Infine il colore della pelle influisce sull'assorbimento delle radiazioni ultraviolette: la razza nera è quattro volte più protetta rispetto alle altre razze.
 
Anche la pelle gialla ripara maggiormente rispetto alla bianca nell'ambito della quale i più indifesi sono gli individui con capelli rossi o biondi, occhi chiari, lentiggini o chiazze di vitiligo. La cute abbronzata ovviamente tollera maggiormente l'esposizione solare. La pelle bagnata si abbronza più rapidamente, ma altrettanto più facilmente si ustiona. L'abbronzatura si elimina, per ricambio epidermico, in circa 20 giorni.
 
Nessuna protezione è garantita dalla presenza di vento fresco che, anzi, attenuando la sensazione termica di calore induce a prolungare i tempi di esposizione. Poco beneficio si ottiene dall'essere immersi nell'acqua (solo a 50 cm di profondità la quantità di radiazioni ultraviolette assorbite si riduce del 40%), dalla presenza di nuvole, foschia o dall'indossare indumenti leggeri. Ripararsi sotto l'ombrellone o un albero riduce l'assorbimento dei raggi diretti, ma non protegge da quelli riflessi. L'ombra infatti riduce del 50% la quantità delle radiazioni assorbite.
 
L'assunzione di alcuni farmaci (sulfamidici, tetracicline, chinolonici, estro-progestinici, antidepressivi triciclici, fenotiazine, amiodarone ecc.), di alcuni cibi (carote, finocchio, limone, sedano, peperone, pomodoro, leguminose ecc.) o il contatto con determinate sostanze (olii minerali, olio di bergamotto o citronella - presente in alcuni repellenti cutanei) rendono la cute più sensibile all'azione lesiva dei raggi ultravioletti. Anche l'applicazione di profumi, deodoranti, dopobarba o lozioni anti-sudore prima di esporsi al sole deve essere evitata poiché potrebbe causare una reazione fototossica che, a volte, esita in pigmentazioni cutanee permanenti. Prima di esporsi al sole è consigliabile non mangiare frutti contenenti furocumarine quali mango e lyme poiché possono causare depigmentazione, a volte irreversibile, della cute.
 
Per prevenire le patologie da assorbimento di raggi ultravioletti si consiglia di esporsi nei primi giorni per poche ore (addirittura 30-45 minuti il primo giorno, indossando preferibilmente una maglietta leggera: il bianco e il verde sono i colori che assorbono meno radiazioni ultraviolette) e di utilizzare una crema ad alto potere protettivo che va applicata almeno mezz'ora prima di esporsi ai raggi solari e rinnovata poi ogni 2 ore e comunque subito dopo un'abbondante sudorazione o un'immersione in acqua. Alcune parti del corpo devono essere protette in modo particolare: naso, orecchie, cuoio capelluto, mammelle e dorso dei piedi. Anche le cicatrici e i nei vanno schermati con particolare cura. Occorre attendere 4-8 settimane prima di esporre al sole la cute sottoposta a tatuaggi. Per proteggersi adeguatamente un adulto di taglia media dovrebbe utilizzare circa 25-30 grammi di crema (2 milligrammi ogni centimetro quadrato di cute) che va spalmata, non frizionata. La crema deve infatti rimanere il più possibile sulla pelle, non deve essere assorbita. Nei giorni seguenti si può aumentare gradualmente l'esposizione al sole utilizzando creme con un fattore di protezione più basso. I prodotti schermanti (olii, lozioni, creme) la cui funzione è di assorbire le radiazioni ultraviolette prima che raggiungano la pelle, si distinguono in base al fattore di protezione solare il cui numero indica di quanto può essere aumentata l'esposizione al sole se il prodotto viene applicato regolarmente ogni ora: ad esempio una crema con un fattore di protezione solare 10 indica che ci si può esporre al sole, senza conseguenze, per un periodo approssimativamente dieci volte più lungo di quanto si potrebbe fare senza alcuna protezione. Attualmente si parla di protezione bassa se il fattore di protezione solare è compreso tra 2 e 6, media tra 7 e 12, alta tra 13 e 29, altissima se superiore a 30 (negli USA si usa una misurazione diversa con rapporto doppio rispetto a quella europea: ad esempio una crema americana con FPS=18 corrisponde ad una crema europea con FPS=9). Al momento dell'acquisto è bene assicurarsi che la crema garantisca una protezione nei confronti sia dei raggi ultravioletti A (causa di eritemi solari e ustioni) che B (responsabili dei melanomi maligni). La crema va tenuta lontano da fonti di calore e una volta aperta va utilizzata in tempi brevi. Oltre al fattore di protezione, nella scelta del prodotto, va controllata anche la capacità di mantenere l'efficacia protettiva dopo i bagni, in mare o in piscina. A questo proposito ricordiamo che la scritta "water resistant" indica che la sostanza ha superato un test che richiede due immersioni in acqua; la scritta "water proof" quattro immersioni. In ogni caso è raccomandabile ripetere l'applicazione dopo ogni bagno, così come è utile tener presente che non esistono schermanti a "protezione totale" tali cioè da impedire la penetrazione dei raggi solari attraverso gli strati più profondi della cute. Di conseguenza conviene evitare l'esposizione al sole nelle ore più calde (in genere nella fascia oraria compresa tra le 10 e le 15) e comunque per periodi troppo lunghi. L'applicazione di un repellente per insetti a base di deet riduce la protezione dei prodotti schermanti del 20-40%. Pertanto quando è necessario associarli è bene scegliere una crema con un fattore di protezione maggiore. Infine puntualizziamo che l'uso dei filtri solari, favorendo il prolungamento dell'esposizione alle radiazioni ultraviolette per la ridotta probabilità di ustionarsi (reazione con la quale l'organismo "avverte" che è ora di evitare i raggi solari) provoca paradossalmente un aumento dei tumori cutanei, come evidenziato da tutti gli studi scientifici pubblicati negli ultimi 10 anni. Pertanto ribadiamo che i filtri solari devono essere utilizzati per proteggere la pelle, non per esporsi al sole più a lungo. Sconsigliata è l'abbronzatura "artificiale" (lettini UVA) che oltretutto è responsabile di invecchiamento precoce della cute.
 
Alla fine della giornata, è consigliabile usare creme idratanti per prevenire o ridurre la disidra-tazione cutanea ed eventuali irritazioni. Poichè l'efficacia di tutti i filtri solari è minore in presenza di cute disidratata, le creme idratanti possono essere applicate anche prima dell'utilizzo di quelle schermanti. La terapia, qualora insorgano eritemi solari consiste nell'applicare una pomata a base di cortisone ed eventualmente assumere antinfiammatori o analgesici per via orale se coesistono dolore o febbre oltre a bere molti liquidi e tenersi al riparo dai raggi solari. Possono provocare sollievo gli impacchi di garze sterili imbevute di acqua e bicarbonato di sodio (2 cucchiai ogni litro) o anche semplicemente la polvere di amido di riso o avena disciolta in acqua. E' assolutamente da evitare l'applicazione di alcool, olio, tinture o acido borico. Se si preferiscono i rimedi naturali hanno mostrato una certa efficacia gli infusi o i decotti di elicrisio, pianta appartenente alla famiglia delle composite che vive presso il mare o nelle zone aride dei paesi mediterranei.
 
L'eccessiva esposizione degli occhi al sole provoca una infiammazione detta lucita o colpo di luce o oftalmia solare che si manifesta con dolore locale, intensa lacrimazione, arrossamento, sensazione di corpo estraneo, scotomi (macchie nere o strie luminose), miodesopsie ("mosche volanti"), fotofobia e temporanea diminuzione del visus che si risolve in 2-3 giorni. Possono essere utilizzati colliri decongestionanti o anche semplici impacchi con acqua o camomilla. Esposizioni prolungate causano pterigio della cornea e cheratopatie che possono condurre anche alla cecità. E' stato inoltre accertato che alcune forme di cataratta sono causate da prolungata esposizione alle radiazioni ultraviolette. I più esposti alle patologie oculari sono i soggetti con occhi chiari (verdi o azzurri) soprattutto se ci si trova in ambienti che riflettono maggiormente la luce solare quali deserti, ghiacciai o distese di acqua. La prevenzione si attua con l'uso di lenti schermanti che devono filtrare l'80-90% delle radiazioni ultraviolette, aggiungendo delle alette laterali (occhiali da "saldatore") per limitare i raggi riflessi. Vanno preferite le lenti gialle, ambrate o scure e in particolare marroni per i miopi e verdi per gli ipermetropi; da evitare quelle di colore blu. Tutte devono riportare il marchio della comunità europea (CE). Anche l'assunzione di vitamina A o una alimentazione ricca di carote, mirtilli ecc. svolge un'azione protettiva.
 
La dermatite da colore o miliaria rubra o sudamina si manifesta con la comparsa su tutto il corpo, specialmente sulle parti esposte al sole (viso, collo, mani e arti) di piccolissime papule e noduli dovuti all'ostruzione dei dotti delle ghiandole sudoripare da parte di desquamazioni. Si accompagna, a volte, a intenso prurito. È più frequente nei bambini, negli uomini, nei soggetti di razza bianca soprattutto se residenti nei paesi nordici. Il trattamento consiste in frequenti bagni con amido di riso e saponi a pH acido e applicando talco mentolato o permanganato o ossido di zinco. Gli antistaminici possono essere utili per combattere il prurito, mentre antibiotici e antifungini sono da utilizzare solo in presenza di infezioni sovrapposte.
 
Il colpo di sole o insolazione causato dall'eccessiva esposizione solare a capo scoperto si manifesta con cefalea intensa, rigidità nucale, vomito, febbre, delirio e confusione mentale che può evolvere fino al coma. È favorito da disidratazione, sudorazione profusa, assunzione di alcolici, obesità, stress fisico, vestiario inadeguato, scarsa ventilazione, eccessiva umidità. I bambini e gli anziani sono maggiormente a rischio. Oltre a mettere il soggetto al riparo dal sole, occorre farlo bere abbondantemente, bagnare il capo con acqua fredda ed eventualmente somministrare un analgesico o un antipiretico.
 
I crampi da calore sono degli spasmi muscolari più frequenti ai polpacci e in regione addominale dovuti a perdita eccessiva di elettroliti (sodio, cloro, potassio e magnesio). Sono più frequenti dopo un'attività fisica che ha causato profusa sudorazione non compensata da adeguata assunzione di liquidi e sali minerali. A titolo di esempio segnaliamo che ogni ora di esercizio fisico intenso comporta, a seconda dell'allenamento, la perdita di 1-4 litri di acqua e 10-60 mEq/litro di sodio. Concomitanti episodi di vomito e diarrea facilitano la comparsa dei crampi. Altri sintomi che possono presentarsi sono tachicardia, nausea, elevazione della temperatura corporea e sete intensa. La prevenzione consiste nell'adeguare l'attività fisica al proprio grado di allenamento e nel bere molti liquidi arricchiti di sali minerali. Può anche essere utile aumentare il sale da cucina negli alimenti nei periodi di maggior attività, se ovviamente non si è affetti da malattie che lo controindichino.
 
Il collasso o esaurimento da calore si verifica per esposizione anche non necessariamente prolungata alle alte temperature. È facilitato dall'attività fisica soprattutto se intensa ed associata a carente assunzione di liquidi e sali minerali e dalla scarsa acclimatazione (è infatti più frequente in militari e turisti che provenendo da aree fredde si trasferiscono in breve tempo in zone molto calde). Cause facilitanti sono anche le patologie delle ghiandole surrenaliche, l'ipotensione ortostatica o l'aver sofferto in tempi recenti di una malattia debilitante. È causato da una alterazione della regolazione vasomotoria e si manifesta con astenia, anoressia, sudorazione profusa, cefalea, vertigini, nausea, vomito, ansia, senso di stordimento, secchezza delle mucose, sete intensa, contrazione della diuresi, aumento degli atti respiratori, ipotensione arteriosa e tachicardia. Può evolvere fino alla perdita di coscienza. La temperatura corporea si eleva sopra i 38° C, ma sotto i 40° C (in caso di ulteriore elevazione si deve sospettare il colpo di calore). Il trattamento consiste nel trasportare il soggetto in zone ombreggiate disponendolo orizzontalmente con gli arti inferiori sollevati. Molto utili l'applicazione di impacchi freschi e l'assunzione di liquidi arricchiti con sali minerali. Solo nei casi più gravi si somministrano farmaci ad azione vasopressoria e cortisonici per via endovenosa. La prevenzione consiste ovviamente in un adeguato allenamento fisico prima della partenza (sauna finlandese, corse nelle ore più calde della giornata ecc.) nonché in una esposizione graduale al caldo (frequenti docce e periodi di riposo in ambienti con aria condizionata, abbondante assunzione di liquidi ecc.).
 
Raro, ma molto grave è il colpo di calore che si manifesta quando alle alte temperature si associa l'impossibilità a disperdere il calore corporeo attraverso l'evaporazione (umidità vicina al 100% con scarsa ventilazione, attività presso fonti elevate di calore, ambienti chiusi soprattutto se sovraffollati, attività sportiva intensa ecc.). Provocato da un difetto della termoregolazione, è più frequente nei soggetti obesi, diabetici, ipertesi, negli alcolisti, nei bambini, nelle donne e negli anziani soprattutto se affetti da patologie cardiache, epatiche o renali. L'assunzione di alcuni farmaci (diuretici, alfa-adrenergici, benzodiazepine, antidepressivi triciclici, antistaminici, betabloccanti, calcio-antagonisti, lassativi), l'ingestione di alcool, la privazione del sonno e l'eccesso di indumenti, soprattutto se di colore scuro o impermeabili, rappresentano fattori favorenti. In queste condizioni la temperatura corporea sale, in breve tempo, fino a 42°-43° C, compaiono astenia, tachipnea, tachicardia, vertigini, cefalea, nausea, vomito e crampi muscolari. Occorre abbassare rapidamente la temperatura corporea ponendo il paziente in ambiente fresco e ventilato, applicando del ghiaccio sulla fronte, sul collo, ai polsi e nel cavo ascellare e inguinale. L'ideale è immergere il paziente in acqua fredda, massaggiandolo per contrastare la vasocostrizione cutanea e per facilitare la dispersione del calore attraverso la cute. I trattamenti si sospendono quando la temperatura scende a 38,5°-39° C. Ovviamente si somministrano antipiretici ed abbondanti liquidi. Se l'ipertermia persiste compaiono aritmie cardiache, eccitazione psichica con delirio e allucinazioni, deambulazione instabile, linguaggio incoerente, confusione mentale che sfocia ben presto in uno stato comatoso preceduto a volte da crisi convulsive epilettiformi. Nel 20% dei casi l'exitus interviene entro pochi giorni. 

25.08.2009
Termometri al mercurio ...Addio !!!!

Aprile 2009 - A partire dal 3 aprile 2009 i vecchi termometri a mercurio sono "usciti di scena" come conseguenza del recepimento da parte della normativa italiana della direttiva europea 2007/51/CE: il decreto ministeriale del 30 Luglio 2008 stabilisce infatti che, a partire da tale data, non potranno più essere prodotte e commercializzate apparecchiature di misura (es.: termometri, barometri, manometri, sfigmomanometri) contenenti il mercurio e destinate al grande pubblico laddove il divieto non si applica, per il momento, agli sfigmomanometri per uso professionale in ambito sanitario, industriale e professionale. Per questi strumenti il decreto si riserva di identificare entro il 3 ottobre 2009 la disponibilità di alternative più sicure che siano comunque affidabili e convenienti dal punto di vista tecnico ed economico. Solo in questo caso le restrizioni verrrano estese alla strumentazione professionale mediante una nuova proposta legislativa ad hoc.

Generalità

I vecchi strumenti a mercurio continueranno quindi a circolare e ad essere utilizzati, anche per evitare che vadano immediatamente a danneggiare l'ambiente sotto forma di rifiuti. La messa al bando del mercurio a partire dagli strumenti di uso domestico, per i quali sono comunque già disponibili valide alternative, fa parte della più ampia politica europea che vorrebbe portare, entro il 2020, all'eliminazione di qualsiasi forma di utilizzo di questo metallo, che si presenta in forma liquida a temperatura ambiente (ed è per questo che viene detto "argento vivo"), e che è altamente volatile e molto persistente nell'ambiente.

Esso è molto tossico per la salute umana in quanto reagisce con i gruppi amminici e sulfidrilici di proteine e enzimi bloccandone la funzionalità: gli aspetti tossicologici del mercurio, sebbene siano ancora oggetto di discussione in rapporto all'effettivo rischio ad essi associati, tendono a divenire espliciti e "certi" anche alla luce di queste disposizioni legislative che si intendere porre in essere nel prossimo futuro.

Infatti, non é sufficiente bloccare la vendita delle apparecchiature a mercurio per eliminare questo metallo dalla nostra vita quotidiana: i vecchi termometri, come pure i barometri, sono ancora presenti in moltissime case ed è bene tenere presente qualche consiglio di prudenza per maneggiarli e smaltirli in modo adeguato, soprattutto qualora si verifichi qualche piccolo incidente domestico che porti alla loro rottura:

  • Il mercurio metallico è tossico solo per via inalatoria e/o se arriva a contatto di ferite di pelle o mucose orali.

  • Il rischio principale in caso di rottura di uno strumento a mercurio è causato dalle schegge di vetro e dall'inalazione dei vapori di mercurio.
  • I vapori mercuriali inalati permangono nei polmoni nella misura dell'80% e possono causare infiammazioni di bronchi e brochioli e, per esposizione cronica, dare effetti a livello del sistema nervoso centrale.
  • I soggetti più a rischio sono i bambini (che, per la loro altezza e le loro abitudini, respirano l'aria più vicina al suolo e possono più facilmente venire a contatto col materiale) e le donne incinte (per il fatto che il mercurio passa la barriera placentare ed è tossico per il feto).

Va comunque segnalato che la quantità di mercurio contenuta in un termometro per la misurazione della temperatura è sufficientemente bassa da rendere minime le possibilità di un concreto pericolo di intossicazione per inalazione. Il rischio è invece maggiore per termometri da cucina e barometri, che contengono quantità molto più elevate di mercurio. Ad ogni modo, in caso di rottura accidentale di uno strumento a mercurio ecco le contromisure da prendere subito:

  • Allontanare bambini e donne incinte prima di procedere a qualunque operazione.

  • Aerare adeguatamente i locali (magari aprendo le finestre).

  • Togliere sempre eventuali gioielli prima di procedere alle operazioni di pulizia per non rovinarli irreparabilmente, (il mercurio forma facilmente amalgame con oro e argento).

Successivamente, il problema diventa come raccogliere dal suolo il mercurio che si presenta sotto forma di "palline" (un classico!). Anzitutto occorre evitare l'impiego dell'aspirapolvere, perchè il calore sviluppato dall'elettrodomestico favorisce il passaggio del mercurio allo stato di vapore, e della scopa, in quanto provocherebbe una maggiore frammentazione delle palline di mercurio e favorirebbe la contaminazione delle superfici e dell'aria.

Gli strumenti più adatti sono un foglio di carta, del nastro adesivo (utile soprattutto per le palline molto piccole) e/o una siringa senz'ago (per aspirare il mercurio).

E' importante eliminare anche i più piccoli residui del metallo, che possono inserirsi negli interstizi del pavimento e che potrebbero dar luogo ad esposizione cronica. Dal momento che il mercurio riflette la luce è opportuno illuminare con una torcia elettrica la zona interessata dalla rottura dello strumento per individuare eventuali residui del metallo ancora presenti.

Il mercurio così raccolto va inserito in un sacchetto o in un contenitore non metallico e richiuso con attenzione per evitare fuoriruscite: il tutto va poi consegnato al centro di raccolta comunale (non smaltito nei normali rifiuti domestici nè nei normali cassonetti adibiti alla raccolta dei medicinali scaduti).

Le alternative

Come accennato, le alternative al vecchio termometro a mercurio esistono già e da diverso tempo.

Il termometro ecologico (o "mercury free") è un termometro in vetro per la misurazione della temperatura corporea contenente all'interno del capillare una lega di Stagno, Gallio e Indio chiamata "Galinstan", metallo fluido a temperatura ambiente con caratteristiche fisiche simili a quelle del mercurio ma non tossico e quindi sicuro per l'ambiente, tanto che si può smaltire nei normali rifiuti domestici. Consente una perfetta leggibilità della temperatura data dal vetro trasparente con riflessi blu e la scala graduata bianca: le modalità d'uso sono le stesse dei termometri a mercurio. Diciamo che, all'atto pratico, non cambia nulla.

I termometri digitali, caratterizzati da un display in cui si visualizza la temperatura, rappresentano probabilmente la principale fra le scelte innovative perchè coniugano un'elevata, seppur variabile, affidabilità ad un relativamente contenuto costo d'acquisto. Hanno una struttura che ricorda quella dei temometri tradizionali e possono essere impiegati sia per via rettale (se hanno sonda flessibile) sia per via orale e ascellare. Per il loro funzionamento è sufficiente premere un pulsante e un segnale acustico indicherà la fine della misurazione. Di solito lo spegnimento è automatico e viene memorizzata l'ultima misurazione.

I termometri a raggi infrarossi ricevono ed elaborano le radiazioni infrarosse emesse naturalmente dal corpo umano: gli strumenti auricolari sono dotati di una speciale sonda conica che, una volta inserita nell'orecchio, rileva la temperatura del timpano. Fra i vantaggi si possono elencare la rapidità (due secondi circa), la facilità d'uso, l'innocuità e l'accettabilità da parte del paziente, ma, per contro, vanno impiegati con molta cautela, soprattutto nei bambini piccoli: se non utilizzati correttamente possono infatti determinare letture errate, influenzate da infezioni del canale uditivo o dal cerume. Esistono poi strumento frontali a contatto o addirittura a distanza. La precisione della misurazione della temperatura, soprattutto nel caso del termometro infrarosso a distanza, dipende dalla corretta distanza di posizionamento del termometro stesso e utilizza un sistema ottico di puntamento brevettato che attraverso due fasci di luce "led" permette di posizionare il termometro alla corretta distanza dalla fronte. Questi strumenti presentano un grado di precisione paragonabile ai termometri elettronici sebbene possano essere maggiormente suscettibili ad alterazioni della taratura.

I termometri a cristalli liquidi, strisce di plastica che misurano la temperatura quando appoggiate sulla fronte, non sono attualmente raccomandabili a causa della bassa affidabilità dovuta alla scarsa precisione.

Cenni sugli aspetti ecologici

Ad oggi i termometri non sono certo la fonte principale di dispersione di mercurio nell'ambiente; ciononostate, impedire la produzione di nuovi strumenti a mercurio, come dispone la direttiva europea, rappresenta un piccolo ma significativo passo avanti per limitarne la presenza nell'ambiente e per affrontare in modo complessivo il problema dell'inquinamento.

Il mercurio, infatti, viene ampiamente utilizzato, oltre che nella fabbricazione di apparecchi di misura, nell'industria chimica, in quella farmaceutica, nella produzione di lampade fluorescenti e nelle amalgame dentarie ma l'inquinamento da mercurio è dovuto principalmente all'attività di impianti metallurgici, chimici, cementifici e centrali termoelettriche a carbone.

La tossicità del mercurio è divenuta famosa nella storia della Medicina recente con il Morbo di Minamata, dal nome della baia giapponese in cui l'azienda chimica Chisso sversò per oltre trent'anni scarichi al mercurio. Il metallo pesante, assorbito da pesci e molluschi di cui si cibava la popolazione, causò decine di migliaia di casi di quello che nel 1956 fu descritto nel linguaggio scientifico come il "morbo di Minamata": alterazione della sensibilità, perdita della coordinazione motoria, danni alla vista e all'udito, tremori e convulsioni, danni al cervello, malattie congenite e malformazioni.

Ancora pur non raggiungendo picchi così drammatici, la presenza di metilmercurio nei pesci continua a essere una minaccia, soprattutto per le popolazioni che mangiano molto pesce. Il Gruppo di lavoro internazionale "Zero Mercury" ha monitorato i livelli di mercurio presenti nei pesci provenienti da tre diverse aree del mondo (Bengala, Manila, sei paesi costieri della Ue). Ha rilevato che un po' ovunque molte varietà esaminate contengono concentrazioni di mercurio superiori a 0,5 mg/kg, il massimo consentito dagli standard internazionali. "Zero Mercury" ha pubblicato il suo rapporto alla vigilia della riunione a Nairobi del Consiglio governativo del Programma ambientale delle Nazioni Unite (Unep). Il summit si è chiuso il 20 febbraio con un accordo sottoscritto dai 140 paesi partecipanti per limitare l'uso del mercurio.

Non è certo una messa al bando ma è comunque un primo passo avanti dopo anni di paralisi.

Cenni sugli aspetti tossicologici

Mentre è fuori discussione la tossicità del mercurio in quanto tale, il mondo scientifico e le autorità sanitarie sono discordi sull'effettivo rischio associato ai composti mercuriali normalmente impiegati in ambito farmaceutico.

La tossicità biologica del mercurio dipende da diversi fattori, fra i quali la forma chimica (sale inorganico, come quello presente nei vecchi termometri, o composti organici, quali metilmercurio, etilmercurio e fenilmercurio), la via di assunzione, la dose assunta (assume rilevanza il rapporto dose/peso) e l'età del soggetto esposto.

Il thimerosal, sale organico del mercurio che viene aggiunto come conservante (in genere alla dose di 1:20000) per prevenire la contaminazione batterica del liquido della soluzione vaccinale grazie alle sue proprietà batteriostatiche, è una sostanza tossica che può causare vari disturbi: danni al sistema immunitario, al sistema nervoso e alla cute. Tra questi, il maggior rischio già ampiamente codificato per la salute umana deriva dagli effetti neurotossici del mercurio negli adulti ed è ampiamente nota anche la tossicità per il feto se la madre è esposta al metilmercurio durante la gravidanza. Fra l'altro sembra che quando iniettato per via parenterale, il mercurio sia 10 volte più dannoso di quello ingerito per os o inalato e che la tossicità del thimerosal sia potenziata dalla contemporanea presenza di alluminio o sostanze riducenti.

Nell'organismo, il thimerosal viene metabolizzato a etilmercurio e tiosalicilato. Tutti gli Autori, (compresa l'Organizzazione Mondiale della Sanità) sono oggi concordi nell'affermare che i dati tossicologici validi per il metilmercurio valgono anche per l'etilmercurio: quindi anche l'etilmercurio viene considerato una sostanza cancerogena.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità, in un documento fatto di domande e risposte sul thimerosal, nel 1999 si espresse dicendo che il rischio di reazioni indesiderate è solo teorico, incerto e molto piccolo, anche se il documento termina con l'esortazione a sostituire nel tempo il thimerosal con un altro conservante. Nella primavera dello stesso anno, l'EPA (Environmental Protection Agency= ente per la protezione ambientale degli Stati Uniti www.epa.gov) ha individuato la soglia massima di sicurezza del mercurio oltre la quale potrebbero comparire danni tossicologici. In seguito la FDA ha raccomandato a tutte le ditte farmaceutiche che commercializzano negli USA, di mettere in commercio vaccini senza thimerosal o Thiomersal (il nome commerciale dei sali composti da etilmercurio o metilmercurio) e ciò è avvenuto: dall'inizio del 2000 sono disponibili negli USA vaccini senza mercurio o thiomersal-free, eccettuate le fiale multidose destinate al terzo mondo! (notizia tratta dal sito ufficiale delle industrie farmaceutiche USA http://www.in-pharmatechnologist.com:80/....).

Un recente studio (Burbacher T.e al. Comparison of blood and brain mercury levels in infant monkeys exposed to methylmercury or vaccines containing thimerosal. Environmental Health Perspectives 113 (8): 1015; 2005) condotto su piccoli macachi esposti ad etilmercurio somministrato per via parenterale o esposti a metilmercurio ingerito per os, ha dimostrato che l'etilmercurio veniva trattenuto due volte di più del metilmercurio (i primati erano stati esposti a livelli di mercurio uguali a quelli che hanno ricevuto i bambini negli Stati Uniti attraverso i normali vaccini negli anni 1991-2003). Questo studio ha dimostrato chiaramente che il mercurio del thimerosal (etilmercurio) può essere quasi più dannoso del metilmercurio, perchè attraversa velocemente la barriera ematoencefalica e, nel cervello, viene convertito in una forma che è incapace di lasciare il cervello (a parità di dose somministrata, nel cervello si ritrova una quantità doppia di etilmercurio rispetto a quella di metilmercuro).

In particolare, il thimerosal entra molto facilmente nei tessuti cerebrali del bambino, dato che la barriera emantoencefalica è più ricettiva di quella dall'adulto, e non viene facilmente escreto dai bambini sotto i sei mesi di vita principalmente per la loro incapacità a produrre bile, che rappresenta la principale via d'escrezione del mercurio organico. Inoltre i composti mercuriali alterano, e a dosi elevate bloccano, la mitosi cellulare, e in età pediatrica è sicuramente un grave rischio, prima di tutto per il cervello e per le cellule immunitarie che sono a più rapida duplicazione, ma anche per tutti i tessuti del bambino.

Secondo studi più recenti il principale meccanismo della tossicità del mercurio è dovuto alla sua estrema capacità di indurre la formazione di radicali liberi, ad azione citotossica e genotossica. Uno studio del 2006 (Barrett J.R. Potential Immunotoxic Effect of Thimerosal: Compound Alters Dendritic Cell Response in vitro. Environ Healt Perspect. 2006 july; 114 (7): A429) ha dimostrato per la prima volta che concentrazioni bassissime del mercurio vaccinale alterano la capacità delle cellule dendritiche cerebrali di secernere la interleuchina 6, che a sua volta attiva i linfociti T, dunque anche a piccole dosi, il mercurio contenuto nei vaccini è in grado di dare grandi danni immunitari, specie nei bambini.

Secondo il Dr. Sallie Bernard, cofondatore dell'organizzazione Safeminds "queste nuove scoperte minano alla base la posizione dei produttori di vaccini che avevano a lungo negato la dannosità dell'esporre una generazione di bambini a eccessivi livelli di mercurio attraverso inutili additivi ai vaccini".

Il Ministero della Salute italiano con il decreto del 10 giugno 2000 ammette la presenza del mercurio nei vaccini, ma sostiene che ciò non è connesso con nessun problema o rischio per la salute e prevede l'immissione in commercio di prodotti senza thimerosal solo a partire dal gennaio 2007. Così si esprime un testo del Ministero della Salute risalente al 2005: "Pertanto, al momento attuale, in Italia non sono più in commercio vaccini per l'infanzia contenenti come conservante il thimerosal, ma è ammessa la commercializzazione di vaccini in cui tale sostanza sia presente come residuo del processo di lavorazione, in quanto questa non pregiudica in alcun modo la sicurezza del prodotto, sicurezza del resto non pregiudicata neanche dalla presenza del conservante mercuriale" (Piano Nazionale vaccini 2005).

Per confermare il concetto che l'Agenzia Europea (EMEA) che sovraintende a queste autorizzazioni non è assolutamente convinta della tossicità del mercurio, si riportano le conclusioni del CPMP (Committee for Proprietary Medicinal Products) contenute nel più recente documento EMEA sulla questione del Thimerosal nei vaccini per uso umano:

     

  • La vaccinazione con vaccini contenenti Thimerosal continua ad offrire rilevanti benefici alla popolazione generale, compresi bambini piccoli; i benefici della vaccinazione sopravanzano di gran lunga i rischi, se pure esistenti, dell'esposizione a vaccini contenenti Thimerosal;
  • Il CPMP riconosce che, durante alcuni processi di produzione, l'uso di composti di mercurio organico è necessario e, in alcuni casi, i livelli residuali possono essere presenti nel prodotto finale;
  • In linea con l'obiettivo globale di riduzione dell'esposizione al mercurio, lo sviluppo di vaccini senza mercurio o con il minor possibile quantitativo di thimerosal o altri componenti mercuriali deve essere promosso;
  • quando sia richiesto un conservante per preparazioni multidosi, l'uso del thiomerosal può essere preso in considerazione;
  • La presenza di thimerosal (e di altri conservanti) nella composizione dei vaccini va indicata nell'etichetta e un avvertimento riguardante il rischio di sensibilizzazione in relazione a questo o ad altri conservanti va incluso nel Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto e nel foglietto illustrativo;

A fine gennaio 2009 è stato pubblicato sulla rivista "Pediatrics" uno studio che scagionerebbe i vaccini con conservanti a base di mercurio.

Ulteriori approfondimenti:

 


Dal sito MSFI http://darimar.altervista.org/movimento/index.php

01.08.2009
Viaggi e salute : un utile vademecum 3° parte

Come curarsi all'estero

Prima di affrontare un viaggio all'estero è bene informarsi sulle possibilità di farsi curare qualora si renda necessario ricorrere a prestazioni sanitarie o addirittura ad un ricovero ospedaliero. Infatti, in alcuni Paesi come ad esempio gli Stati Uniti, in assenza di una adeguata assicurazione stipulata prima di partire, un trattamento medico potrebbe rivelarsi particolarmente oneroso senza peraltro alcuna possibilità di rimborso una volta rientrati in Italia.
 
La eventualità di dover usufruire di cure mediche non va assolutamente sottovalutata dal momento che recenti indagini internazionali hanno evidenziato che 1 viaggiatore su 600 ha avuto problemi sanitari durante il  viaggio, 1 su 9.000 si è dovuto rivolgere ad un medico durante il soggiorno all'estero o al ritorno, 1 su 10.000 è stato ricoverato in ospedale, 1 su 20.000 è deceduto all'estero.
 
Paesi dell'unione europea: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia (comprese Guyana, Guadalupa, Martinica e Reunion), Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo (comprese Isole Azzorre e Madeira), Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria + Islanda + Liechtenstain + Svizzera + Norvegia. La Tessera Sanitaria (chiamata TEAM tessera europea di assicurazione malattia o EHIC european health insurance card) permette di accedere ai servizi medici sia in Italia che nei paesi dell'Unione Europea (in altre parole non è più necessario munirsi del modello E 111). Ovviamente all'estero si ha diritto alle stesse prestazioni sanitarie erogate agli abitanti del paese visitato, compreso il pagamento di eventuali ticket.
 
Paesi coi quali l'Italia ha stipulato una convenzione sanitaria: Australia, Capo Verde, Croazia, Repubblica di San Marino. I paesi seguenti offrono una copertura sanitaria solo ai lavoratori del settore privato e ai lavoratori autonomi (compresi i familiari e i pensionati di tali attività): Bosnia-Erzegovina, Brasile, Kosovo, Macedonia, Montenegro, Principato di Monaco, Serbia, Tunisia, Vojvodina. L'Argentina ha una convenzione solo per i pensionati del settore privato e i loro familiari. Occorre recarsi presso la propria Azienda Sanitaria che rilascerà il modulo specifico con le indicazioni sulle prestazioni sanitarie previste e le modalità per ottenerle in caso di bisogno.
 
Paesi coi quali l'Italia non ha stipulato alcuna convenzione sanitaria (tutti quelli non elencati in precedenza). È bene controllare se il viaggio acquistato presso l'agenzia prevede anche un'assicurazione sanitaria. In caso contrario, è consigliabile stipularne una che oltre a coprire eventuali rischi connessi alle attività che si intende praticate (alpinismo, immersioni ecc.) preveda anche la possibilità di un rientro con un aereo-ambulanza in caso di necessità. Tali polizze, che possono essere acquistate anche presso le agenzie turistiche, non sono particolarmente onerose e permettono di affrontare il viaggio con maggior serenità.

Viaggi e internet

(selezione di siti internet istituzionali per l'approfondimento) 
 

http://www.viaggiaresicuri.mae.aci.it
Questo sito, continuamente aggiornato, nasce dalla collaborazione fra l'Automobil Club d'Italia e il Ministero degli Affari Esteri. Raccoglie dati dalle agenzie di stampa nazionali e internazionali le cui informazioni sono ritenute affidabili. Elenca le città italiane in cui è possibile effettuare le vaccinazioni. Di ciascun paese contiene una scheda con la carta geografica e la descrizione dell'ordinamento giuridico e religioso, la situazione climatica, quali sono i visti richiesti e le formalità burocratiche da espletare prima della partenza, la situazione sanitaria e le vaccinazioni consigliate, quali sono le zone a rischio di rapina, furti, sequestri e sommosse belliche, la viabilità e la capacità ricettiva alberghiera, le sedi dell'Ambasciata e del Consolato Italiano. Le stesse informazioni si possono richiedere telefonicamente ogni giorno dalle ore 8 alle 20 sia dall'Italia che dall'Estero (tel. 0039 06 491115).
 
http://www.travelmedicine.it
Sito curato dal prof. Walter Pasini è rivolto a medici e viaggiatori. È possibile consultare le schede di ogni paese. Un'apposita rubrica permette di rivolgere domande ad esperti in patologie da viaggio. 
  
 
http://www.who.int
È il sito dell'Organizzazione Mondiale della Sanità punto di riferimento per quel che riguarda gli aspetti epidemiologici delle malattie e le strategie sanitarie che l'OMS sta programmando. Le informazioni relative alle epidemie in atto sono ovviamente le più aggiornate. Possiede una banca-dati su tutti gli effetti collaterali dei farmaci. Un forum è dedicato ai non medici. È possibile porre domande specifiche su qualsiasi argomento. Le news sono aggiornate quotidianamente. Il sito è in inglese tuttavia molte informazioni sono fornite anche in lingua spagnola e francese.
 
http://www.cfsan.fda.gov
Curato dalla Food and Drug Administration fornisce consigli sulla prevenzione di malattie e avvelenamenti tramite cibi e bevande.
 
http://www.cdc.gov/travel
È il sito del Center for Diseases Control di Atlanta (USA), viene quotidianamente aggiornato sulle epidemie in corso nel mondo. Contiene informazioni su immunizzazioni, rischi sanitari e precauzioni da attuare allorché si affronta un viaggio. Per ogni area geografica suggerisce i vaccini e la chemioprofilassi ottimale. Nella rubrica Additional Information si trovano ulteriori aggiornamenti su dengue, epatiti e antimalarici. Il sito è disponibile sia in lingua inglese che spagnola ed è destinato soprattutto agli operatori sanitari.
 
http://www.travelclinic.it
Sito in lingua italiana e inglese realizzato dalla Struttura di Diagnosi e Cura delle Malattie del Viaggiatore della ASL di Roma. Si rivolge a medici, operatori turistici e semplici cittadini che vogliono informazioni prima di partire per un viaggio. Oltre a tutti i consigli utili per il viaggiatore internazionale (vaccinazioni, documentazione sanitaria ecc.) elenca i congressi mondiali che trattano delle patologie da viaggio, aggiorna in tempo reale sulle epidemie presenti nel mondo e informa sulle principali malattie infettive (malaria, febbre gialla, colera ecc.). Per ricevere una newsletter con gli ultimi aggiornamenti è sufficiente iscriversi. E' possibile porre quesiti e collegarsi a link che trattano le patologie da viaggio. Infine di ogni nazione vengono fornite indicazioni relative al clima, lingua, moneta, situazione socio-politica e patologie più frequenti.
 
http://www.viaggiesalute.org
Realizzato dal Centro collaboratore OMS per la medicina del turismo, fornisce informazioni sulle vaccinazioni, sulla chemioprofilassi anti-malarica, sui rischi sanitari del viaggiatore con indicazioni specifiche per i soggetti maggiormente esposti come bambini e anziani e informazioni sulla sicurezza in generale (furti, aggressioni, guerre e altre situazioni di pericolo). Ogni paese è trattato in un'apposita scheda. È disponibile anche un numero verde (tel. 800 300999 - attivo 24 ore su 24) tramite il quale è possibile ottenere risposte a tutti i quesiti del viaggiatore internazionale.
 
http://www.epicentro.iss.it
È il sito dell'Istituto Superiore di Sanità. Possiede una sezione "Salute in Viaggio" in cui oltre ai consigli di carattere generale sono descritte le vaccinazioni obbligatorie o consigliate.
 
http://www.cesmet.com
Contiene informazioni aggiornate sulla situazione sanitaria di ogni paese, sulle epidemie più importanti, sulle vaccinazioni consigliate e sullo schema di chemioprofilassi malarica più idoneo. Vi è anche una descrizione delle più frequenti malattie e consigli per prevenirle.
 
http://www.simvim.it
È il sito della Società Italiana dei Viaggi e delle Migrazioni. Si divide in una sezione per gli operatori sanitari ed una per i viaggiatori. Quest'ultima contiene consigli sui comportamenti da tenere, le vaccinazioni consigliate, l'elenco dei centri italiani di Medicina dei Viaggi ed una sezione in cui ci si può informare sul paese che si intende visitare.
 
http://www.levaccinazioni.it
Sito italiano curato dal Network italiano dei servizi di vaccinazione, fornisce informazioni medico-sanitarie sia agli addetti ai lavori che al pubblico.
 
http://www.pediatria.it
Sito italiano con una sezione rivolta alle famiglie dedicata alle vaccinazioni e alle malattie infettive. Un'altra sezione riservata ai medici, contiene risposte, fornite da specialisti, ai più frequenti quesiti. 
 
http://www.tripprep.com
Sito della Shoreland Travel Health In-formation: raccoglie informazioni da svariate fonti di letteratura medica e di viaggi fornendo notizie aggiornatissime sulla situazione sanitaria e climatica di oltre 500 paesi. Ogni patologia correlata al turismo viene descritta in una scheda con le vaccinazioni obbligatorie o consigliate e con le misure protettive e preventive.

Estratto dal sito ufficiale della FOFI –Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani-

 

17.08.2009
Penna S.Andrea tra i Comuni Terremotati

Dal 17.08.09 sono in vigore i benefici riservati alla popolazione residente nei Comuni Abruzzesi colpiti dal terremoto dello scorso aprile 2009 anche per i Comuni teramani di

  • FANO ADRIANO
  • PENNA S.ANDREA
  • COLLEDARA

Gli abitanti di questi Comuni, come tutti gli altri già inseriti nelle deliberazioni del Commissario ad acta della Regione Abruzzo, hanno diritto alla esenzione dal pagamento del ticket ( e dell'eventuale quota sul farmaco) sulle prescrizioni mediche e sulle prescrizioni di diagnostica strumentale.

26.09.09
VACCINO ANTINFLUENZALE stagione 2009-2010

E' da oggi disponibile il nuovo VACCINO ANTINFLUENZALE per la stagione 2009-2010.

IMPORTANTE : il vaccino stagionale non sostituisce il VACCINO contro l'INFLUENZA tipo A (febbre suina) ma integra e rafforza le difese immunitarie contro le infezioni virali della stagione invernale.

Per approfondimenti rivolgersi al proprio Medico e/o Farmacista

05.11.09
Campagna contro l'EIACULAZIONE PRECOCE

PARTE UNA CAMPAGNA CONTRO L’EIACULAZIONE PRECOCE
 
Sarà dedicata all'eiaculazione precoce (EP) la campagna di prevenzione promossa dalla Società italiana di Andrologia che annuncia tre giorni di visite gratuite alla fine di novembre in centinaia di strutture sanitarie di tutt'Italia.
E' da poco disponibile in Italia una nuova soluzione terapeutica a base di dapoxetina, che agisce sull'attività della serotonina, aumentandone la presenza dove serve, nello spazio intersinaptico, e ritardando così l'eiaculazione. L'eiaculazione precoce risulta, infatti, associata a una ridotta concentrazione di serotonina.
Studi recenti hanno dimostrato che il riflesso eiaculatorio compare in risposta a un'interazione complessa di stimoli fisiologici e psicologici nel cervello e nel sistema nervoso centrale in cui gioca un ruolo cardine la serotonina. Questo neurotrasmettitore è in grado di controllare l'eiaculazione e la risposta sessuale maschile dal momento che un aumento dei livelli di serotonina a livello del sistema nervoso centrale svolge un'azione inibitoria dell'eiaculazione, ritardandola.
Si tratta del primo e unico farmaco ufficialmente approvato per il trattamento specifico dell'EP, indicato per gli uomini tra i 18 e i 64 anni, disponibile solo su prescrizione medica e da assumere da 1 a 3 ore prima del rapporto sessuale.
Nonostante una forte compromissione della qualità di vita, quindi, gli uomini pongono numerose barriere ad affrontare il problema e a parlarne. Diverse le motivazioni, prima fra tutte l'imbarazzo. L'eiaculazione precoce resta quindi ancora un tabù, un problema da accertare, un tema di cui dialogare con la partner e soprattutto con il medico.

 

da Sanità News 05.11.09

www.sanitanews.it

26.09.09
LA NUOVA INFLUENZA A - febbre suina -

Nuova influenza: informazioni generali
dal sito del Ministero della salute www.ministerosalute .it

Che cos’è e dove nasce la nuova influenza

La nuova influenza A(H1N1) è una infezione virale acuta dell’apparato respiratorio con sintomi fondamentalmente simili a quelli classici dell’influenza. Come per l’influenza classica sono possibili complicazioni gravi, quali la polmonite. I primi casi della nuova influenza umana da virus A(H1N1) sono stati legati a contatti ravvicinati tra maiali e uomo; il nuovo virus A(H1N1), anche chiamato H1N1v (v sta per variante) è infatti un virus di derivazione suina. Nell’uomo infezioni da virus influenzali suini sono state riscontrate occasionalmente fin dagli anni '50, sempre legate ad esposizione e contatti ravvicinati (1-2 metri) con suini, ma il nuovo virus A(H1N1) si è ora adattato all’uomo ed è diventato trasmissibile da persona a persona.

I primi casi nel mondo

Ad aprile del 2009, si sono registrati in Messico casi di infezione nell’uomo da nuovo virus influenzale di tipo A(H1N1), in precedenza identificato come influenza suina, mai rilevato prima nell’uomo. Il 24 aprile, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato l’allerta sui possibili rischi connessi alla diffusione di questa nuova influenza nell'uomo e al suo potenziale pandemico, alzando rapidamente il livello di attenzione per la preparazione e la risposta a una pandemia influenzale. L'11 giugno, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha ufficialmente dichiarato l’esistenza di uno stato di pandemia da nuovo virus influenzale, con passaggio alla Fase 6 dei livelli di allerta pandemico individuati dal Piano di preparazione e risposta alle pandemie influenzali.
Pandemia vuole dire aumentata e prolungata trasmissione del virus nella popolazione in numerosi Paesi del mondo. Come sottolineato più volte dall'Oms, pur essendo una vera e propria pandemia, le caratteristiche di gravità della nuova influenza da virus AH1N1 non sono diverse da quelle della influenza stagionale o classica, il che ha portato a definire la gravità di questa pandemia come "moderato": come precisato dal Vice Ministro, Ferruccio Fazio, il massimo livello di allerta per la nuova influenza "non è dovuto alla gravità clinica dei sintomi, ma alla grande diffusione geografica del virus".

Gravità e sintomi dell’influenza A

Proprio come l'influenza stagionale, l'influenza da virus influenzale A(H1N1) nell'uomo può presentarsi in forma lieve o grave. Può causare un peggioramento di patologie croniche pre-esistenti: sono stati segnalati casi di complicazioni gravi (polmonite ed insufficienza respiratoria) e decessi associati ad infezione da virus A(H1N1).
I sintomi della nuova influenza umana da virus A(H1N1) sono simili a quelli della "classica" influenza stagionale e comprendono: febbre, sonnolenza, perdita d'appetito, tosse. Alcune persone hanno manifestato anche raffreddore, mal di gola, nausea, vomito e diarrea.
Scendendo nel dettaglio, l'influenza A (H1N1) viene definita un'affezione respiratoria acuta a esordio brusco e improvviso con febbre di circa 38° o superiore, accompagnata da uno dei seguenti sintomi:
  • cefalea
  • malessere generalizzato
  • sensazione di febbre (sudorazione brividi)
  • astenia (debolezza)
e da almeno uno dei seguenti sintomi respiratori:
  • tosse
  • mal di gola (faringodinia)
  • congestione nasale
Per la diagnosi clinica di influenza nel bambino è importante considerare quanto indicato per gli adulti tenendo conto che:
  1. i bambini più piccoli non sono in grado di descrivere i sintomi generali, che invece si possono manifestare con irritabilità, pianto, inappetenza;
  2. nel lattante l'influenza è spesso accompagnata da vomito e diarrea e solo eccezionalmente da febbre;
  3. occhi arrossati e congiuntivite sono caratteristici dell'influenza nei bambini in età prescolare, in caso di febbre elevata;
  4. nel bambino di 1-5 anni la sindrome influenzale si associa frequentemente a laringotracheite e bronchite
Come si trasmette il virus

L’influenza A si può trasmettere sostanzialmente in due modi: per via diretta, cioè attraverso le piccole gocce di saliva conseguenza di starnuti, colpi di tosse, colloqui molto ravvicinati, ma anche bere dallo stesso bicchiere (o dalla stessa bottiglia) di una persona infetta o baciare un soggetto infetto. E per via indiretta, quindi attraverso il contatto con mani contaminate dalle secrezioni respiratorie di qualcuno che è già malato.
E’ definitivamente esclusa, invece, ogni possibilità di trasmissione del virus mangiando carne di maiale o prodotti ottenuti dalla lavorazione di questa. A prescindere dall’influenza, è sempre preferibile mangiare carne ben cotta (cottura ad almeno 70-80°, fino a che non ci siano più parti rosee).

Per quanto riguarda i luoghi dove è più facile restare contagiati, sono gli stessi in cui si rischia di contrarre l’influenza stagionale: i luoghi affollati, non necessariamente al chiuso (cinema, autobus, metropolitane), ma anche all’aperto (grandi manifestazioni sportive e di piazza, concerti, discoteche sulla spiaggia). Fattori favorenti sono il freddo (i virus influenzali sopravvivono meglio in ambiente freddo) e l’umidità.

Il periodo di incubazione della influenza, sia della forma classica che da nuovo virus AH1N1 è molto breve, generalmente da 1 a 3 giorni.

Al pari dell’influenza classica o stagionale, le persone adulte con influenza da nuovo virus A(H1N1) sono contagiose (in grado di trasmettere l’infezione ad altri) già durante le ultimissime fasi del periodo di incubazione, immediatamente prima della comparsa dei sintomi, e rimangono tali fino ad un massimo di sette giorni dall’inizio di questi. I bambini, soprattutto quelli più piccoli, possono invece rimanere contagiosi più a lungo.

Le regole della prevenzione

L’arma più efficace, in attesa del vaccino specifico, resta sicuramente la prevenzione. Per proteggersi adeguatamente basta osservare una serie di precauzioni semplici nella vita di tutti i giorni, in grado di prevenire la diffusione di germi che provocano infezioni respiratorie come l’influenza.
Vediamole:
  • coprire con un fazzoletto naso e bocca quando si starnutisce e gettare il fazzoletto nella spazzatura dopo averlo usato;
  • lavare spesso le mani con acqua e sapone specialmente dopo avere tossito o starnutito e dopo aver frequentato luoghi pubblici; sono utili ed efficaci anche detergenti per le mani a base di alcol;
  • cercare di evitare contatti con persone che presentano sintomi di influenza: la distanza di “sicurezza” è di almeno 50 cm, che diventano 1,5 metri – 2 metri se la persona tossisce o starnutisce un metro se la persona infetta starnutisce, (le goccioline di secrezioni respiratorie che contengono il virus si muovono a una velocità di 150 km l’ora)
  • evitare di toccare occhi, naso e bocca perché i germi si diffondono proprio in questo modo.
  • in caso di influenza, rimanere a casa e limitare i contatti con altre persone per evitare di infettarle;


Come si cura la nuova influenza: le terapie

La cosa migliore da fare è ricorrere alle stesse cure dell’influenza stagionale: farmaci sintomatici come gli antipiretici o gli antinfiammatori. E riposo assoluto per almeno 4-5 giorni.
Sui virus influenzali si sono dimostrati efficaci i farmaci antivirali. Non tutti, però: i soli antivirali raccomandati per il trattamento e la prevenzione dell’influenza umana da virus AH1N1 sono l’oseltamivir ® (in commercio con il nome di Tamiflu) e lo zanamivir ® (Relenza).
Altri farmaci antivirali in uso da tempo molto maggiore come l’amantadina e la rimantadina non sono più efficaci in quanto i virus influenzali hanno sviluppato resistenza nei loro confronti Va ricordato, però che i farmaci antivirali non sono vaccini e non debbono essere usati a scopo preventivo a discrezione del paziente; ma devono essere assunti sotto il controllo e dietro prescrizione di un medico.

Nella maggior parte dei casi, se il paziente è adolescente o adulto, il trattamento con gli antivirali non è necessario. Potrebbe essere una buona opzione, invece in caso di pazienti over 65, in quanto potenzialmente maggiormente a rischio di forme gravi e complicate di influenza. E fondamentale in caso di soggetti già con un quadro clinico grave o a elevato rischio di complicanze molto serie. Se non c’è questa possibilità, il trattamento con farmaci antivirali può apportare soltanto un beneficio modesto alla persona con influenza, mentre aumenta la possibilità di fenomeni di resistenza che renderebbero questi farmaci non più efficaci

Secondo le ultime indicazioni del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali (Circolare del 22 luglio 2009), sono tre macrosituazioni-tipo secondo cui classificare la necessità o meno di trattamento con antivirali:
  1. Gli antivirali sono fortemente raccomandati nei casi sospetti, probabili o confermati di influenza A, che presentino i seguenti indicatori di gravità: ipossia (anche con radiografia del torace negativa), shock ipotensivo, alterazione del sensorio.
  2. Gli antivirali sono raccomandati nei casi sospetti, probabili o confermati di influenza A, in persone che abbiano le seguenti condizioni che possono facilitare lo sviluppo di complicanze: gravidanza o donne in allattamento, asma in trattamento, obesità con indice di massa corporea (BMI) superiore a 30.
  3. Gli antivirali vanno presi in considerazione nei casi sospetti, probabili o confermati di influenza A, che rientrano nelle categorie a rischio per lo sviluppo di complicanze: bambini di età inferiore a 2 anni; persone affette da malattie croniche polmonari, cardiovascolari (esclusa l'ipertensione), renali, epatiche, ematologiche, neurologiche, neuromuscolari, diabete ed altri disordini metabolici, infezione da HIV e immunodepressi per cause naturali o iatrogene.
Il trattamento, nel caso sia ritenuto necessario e prescritto dal medico, va iniziato il più presto possibile dopo la comparsa dei sintomi e dura 5 giorni.

La vaccinazione in Italia

I vaccini rappresentano uno dei più potenti strumenti a disposizione della sanità pubblica; grazie agli sforzi ed alla collaborazione dei centri che fanno parte della rete globale di sorveglianza dell’influenza il nuovo virus influenzale AH1N1v, è stato isolato, coltivato e modificato per renderlo adatto alla produzione di un vaccino specifico.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità sta monitorando da vicino la resa dei ceppi per la produzione di vaccino per il nuovo virus influenzale AH1N1v, che si ritiene fondatamente possa essere disponibile quanto prima. La produzione di un vaccino è, infatti, un processo complesso, che comprende più fasi, tra cui molto importanti sono quelle relative alla valutazione della efficacia e della sicurezza. La valutazione della sicurezza avviene dopo la verifica dell’efficacia (capacità di indurre risposta anticorpale in animali) nei cosiddetti trial clinici, alcuni dei quali già iniziati, in cui il vaccino è somministrato a volontari sani per verificare la comparsa di eventuali effetti indesiderati.

In linea con quanto annunciato e con le raccomandazioni internazionali, il Viceministro alla Salute Prof. Ferruccio Fazio ha firmato l'11 settembre l’Ordinanza recante “Misure urgenti in materia di profilassi vaccinale dell’Influenza pandemica A/H1N1”. Il provvedimento individua le categorie di persone cui sarà diretta l’offerta della vaccinazione antinfluenzale con vaccino pandemico A/H1N1 a partire dal momento della effettiva disponibilità del vaccino (la consegna alle Regioni e Province Autonome è prevista nel periodo 15 ottobre-15 novembre 2009) fino a copertura di almeno il 40% della popolazione residente in Italia. In ordine di priorità l’offerta vaccinale sarà rivolta a:
  • persone ritenute essenziali per il mantenimento della continuità assistenziale e lavorativa: personale sanitario e socio-sanitario; personale delle forze di pubblica sicurezza e della protezione civile; personale delle Amministrazioni, Enti e Società che assicurino i servizi pubblici essenziali; i donatori di sangue periodici;
  • donne al secondo o al terzo trimestre di gravidanza;
  • persone a rischio, di età compresa tra 6 mesi e 65 anni;
  • persone di età compresa tra 6 mesi e 17 anni, non incluse nei precedenti punti, sulla base degli aggiornamenti della scheda tecnica autorizzata dall’EMEA o delle indicazioni che saranno fornite dal Consiglio Superiore di Sanità;
  • persone tra i 18 e 27 anni, non incluse nei precedenti punti.
In particolare sono considerate persone a rischio quelle affette da: malattie croniche a carico dell’apparato respiratorio, inclusa asma, displasia broncopolmonare, fibrosi cistica e BPCO; malattie dell’apparato cardiocircolatorio, comprese le cardiopatie congenite ed acquisite; diabete mellito e altre malattie metaboliche; malattie renali con insufficienza renale; malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie; neoplasie; gravi epatopatie e cirrosi epatica; malattie congenite ed acquisite che comportino carente produzione di anticorpi; immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV; malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinale; patologie associate ad un aumentato rischio di aspirazione delle secrezioni respiratorie, ad esempio malattie neuromuscolari; obesità con Indice di massa corporea (BMI) > 30 e gravi patologie concomitanti; condizione di familiare o di contatto stretto di soggetti ad alto rischio che, per controindicazioni temporanee o permanenti, non possono essere vaccinati. In base alla disponibilità di vaccino pandemico nel corso della campagna vaccinale potranno essere inserite nel programma anche altre categorie di soggetti.

Consigli per i viaggiatori

Anche nelle prime fasi della diffusione del nuovo virus AH1N1, l’Organizzazione mondiale della Sanità non ha posto particolari restrizioni sui viaggi, in relazione ai focolai di influenza A, raccomandando tuttavia alle persone affette da malattie gravi (come diabete, tumore o altre patologie croniche) e le donne in gravidanza a rinviare per prudenza i viaggi internazionali.
Ci sono però dei consigli che il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali fornisce a chi è in partenza per viaggi internazionali.
  1. Evitare luoghi affollati e manifestazioni di massa.
  2. Lavare spesso le mani con acqua e sapone; in alternativa, si possono usare soluzioni detergenti a base di alcol o salviettine disinfettanti.
  3. Evitare di portare le mani non pulite a contatto con occhi, naso e bocca.
  4. Coprire la bocca e il naso con un fazzoletto di carta quando si tossisce e starnutisce. E gettare sempre il fazzoletto usato nella spazzatura (mai utilizzarlo due o più volte).
  5. Aerare regolarmente le stanze dove si soggiorna o si dorme.
  6. In caso di febbre superiore a 38°, tosse, mal di gola, malessere, rivolgersi a un medico.
  7. Ricordare che in caso di necessità, è possibile contattare l’Ambasciata o il Consolato italiano.
Il Ministero aveva stilato anche una serie di consigli pratici per coloro di ritorno da un viaggio internazionale in un Paese dove si sono registrati diversi focolai di influenza A.
La prima cosa da fare è tenere sotto controllo il proprio stato di salute per sette giorni. Qualora comparissero i sintomi dell’influenza (febbre, sonnolenza, perdita d’appetito, tosse) bisognerà contattare telefonicamente il proprio medico di famiglia, informarlo del recente viaggio, e sempre sotto la sua supervisione attuare le seguenti misure:
  1. limitare il più possibile i contatti con i familiari;
  2. indossare una mascherina;
  3. coprire con fazzoletti di carta bocca e naso quando si starnutisce o tossisce.
Per tutti (pazienti e familiari) è importante il lavaggio frequente e accurato delle mani con acqua e sapone oppure con detergente a base di alcol. Importante: evitare il fai-da-te. Sarà il medico a valutare eventuali terapie farmacologiche.
Nello stato attuale di diffusione pandemica dell’influenza da nuovo virus AH1N1, questi consigli assumano un valore generale e sono applicabili alla vita di tutti i giorni, anche se non sono stati effettuati viaggi internazionali.

Quando si è all’estero, può accadere di ritrovarsi in una condizione di emergenza da influenza A (siete rimasti contagiati voi o una persona che viaggia con voi). Che fare? Come regolarsi con le spese mediche? Le cose cambiano in funzione del Paese in cui vi trovate. È bene dunque sapere che:
  1. è prevista la copertura delle spese sanitarie, sempre che abbiate la Tessera Europea di Assicurazione Malattia (TEAM) (cioè la nostra tessera sanitaria), nei Paesi dell’Unione europea (Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria), dello Spazio economico Europeo (Islanda, Liechtenstein, Norvegia) e in Svizzera. Ciò significa che in caso di bisogno di cure mediche, presentando la TEAM all’ospedale pubblico o alla struttura convenzionata, si ha diritto a tutte le cure necessarie. Le prestazioni sono gratuite, salvo il pagamento dell’eventuale ticket o di altra partecipazione alla spesa che è a diretto carico dell’assistito. Qualora la TEAM non fosse stata accettata o l’assistito non l’avesse con sé, e fosse perciò necessario pagare le prestazioni, ricordate che è possibile chiedere il rimborso delle spese anticipate presentando al proprio rientro in Italia la relativa documentazione alla Asl di appartenenza.
  2. Per quanto riguarda il resto del mondo, con alcuni Paesi quali Argentina, Australia, Bosnia-Erzegovina, Brasile, Capoverde, Città del Vaticano e Santa Sede, Croazia, Macedonia, Principato di Monaco, San Marino, Serbia, Montenegro, Tunisia, sono vigenti accordi di sicurezza sociale che prevedono una copertura di spese sanitarie dietro presentazione di appositi modelli, rilasciati dalle Asl di appartenenza, all’istituzione competente del Paese ospitante; è necessario quindi, prima di un viaggio, recarsi alla propria Asl per munirsi del modello per l’assistenza sanitaria all’estero.
  3. Per i Paesi con cui non esistono convenzioni, come gli Stati Uniti, è consigliabile la stipula di una polizza sanitaria prima del viaggio.


Le contromisure del Ministero per affrontare l’emergenza.

Il Ministero ha istituito un'apposita Unità di crisi, presieduta dal Vice Ministro Ferruccio Fazio, per la sorveglianza e la prevenzione dell'influenza da nuovo virus A (H1N1) e l'attuazione del Piano, concordato con gli altri Stati dell’Unione Europea, di preparazione e risposta alla pandemia influenzale.  Le principali informazioni per gli operatori nell’attuazione del piano pandemico sono contenute nella circolare del 27 luglio 2009, che aggiorna la circolare del 20 maggio, con le indicazioni per la prevenzione, la sorveglianza e il controllo della nuova influenza da virus influenzale A(H1N1).
Per rispondere a tutti i dubbi e le richieste di approfondimento dei cittadini sull’influenza A, il Ministero ha attivato inoltre il servizio di informazione telefonica 1500. Si tratta di un call center che risponde dal lunedì al venerdì, dalle ore 8 alle ore 18, contattando il quale medici del Ministero e operatori appositamente formati offrono informazioni sui seguenti argomenti:
  • chiarimenti su disposizioni del Ministero
  • misure di prevenzione
  • terapie e corretto uso dei farmaci
  • informazioni per i viaggiatori sull’influenza A (H1N1)
  • situazione nazionale e internazionale dei casi di influenza A (H1N1)

02/01/2010
Novità sullo scontrino fiscale in Farmacia

Dal 01.01.2010 lo scontrino "parlante" non dovrà più riportare la descrizione del farmaco acquistato.

Una disposizione del Garante della Privacy impone, al posto della descrizione in chiaro del farmaco acquistato, di riportare solo il codice ministeriale (AIC) in cifre.


Questa disposizione si applica solo a farmaci propriamente detti ( fascia A, C, OTC e SOP).


Nulla è cambiato riguardo alla possibilità di deduzione fiscale e alla obbligatorietà di richiedere in farmacia l'apposizione del codice fiscale prima dell'emissione dello scontrino. 

28/01/2010
Nuova linea di alimenti per CELIACHIA

L'offerta di alimenti speciali per CELIACHIA si è arricchita di

DUE nuove linee di prodotti :

AGLUTEN

GLIKO'

Tanti frmati di pasta e snaks, dolci e tortine

28/01/2010
ALLERTA FARMACI CONTRAFFATTI !!!!

UN NUOVO SITO INFORMA SUI FARMACI CONTRAFFATTI

Informare il cittadino sull'entita' e diffusione dei farmaci contraffatti e sui rischi per la salute, scoraggiarlo dall'acquistare farmaci tramite le farmacie online o da altri canali non autorizzati e coinvolgerlo in azioni di contrasto.
Sono questi gli obiettivi del sito www.impactitalia.gov.it realizzato dall'Istituto Superiore di Sanita' nell'ambito della campagna di comunicazione "Farmaci Contraffatti: evitarli e' facile", promossa da IMPACT Italia e lanciata nei giorni scorsi dal Ministero della Salute in collaborazione con l'Agenzia Italiana del Farmaco ed il Comando Carabinieri per la tutela della Salute.
Sono stati appositamente ideati, infatti, due sportelli online aperti al pubblico: uno per segnalare a IMPACT Italia casi, anche solo sospetti, di farmaci contraffatti con i quali il cittadino possa essere entrato in contatto (sportello "Segnalazioni"), l'altro per porre quesiti specifici sul problema della contraffazione farmaceutica (sportello "L'esperto risponde").
Le segnalazioni relative al rinvenimento di un farmaco contraffatto e le domande dei cittadini sul tema della contraffazione farmaceutica sono gestite attraverso un network collaborativo sviluppato dall'Unita' Informatica del Dipartimento del Farmaco (UIDF). Questa piattaforma collaborativa consente l'interconnessione delle istituzioni governative che partecipano alle attivita' di IMPACT Italia e la loro cooperazione online attraverso lo scambio in tempo reale di comunicazioni, informazioni e documenti.
L'Italia e' stato il primo Paese in Europa e uno dei pochissimi a livello mondiale a costituire una struttura trasversale fra le diverse Amministrazioni interessate al fenomeno della contraffazione dei medicinali: IMPACT Italia. La task-force nazionale, istituita nel 2007 al fine di contrastare il fenomeno della contraffazione farmaceutica, ha ufficialmente assunto tale nome nel 2008, in riferimento alla task-force anti-contraffazione IMPACT (International Medical Products Anti-Counterfeiting Taskforce) dell'Organizzazione Mondiale della Sanita', di cui l'Italia e' stato membro fondatore. IMPACT Italia rappresenta il punto di riferimento unico per le attivita' in questo settore. Vi fanno parte tutte le principali istituzioni interessate al problema, ovvero AIFA, Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanita' e Carabinieri NAS che, insieme a Ministero dello Sviluppo Economico, Agenzia delle Dogane e Ministero dell'Interno (Direzione Centrale Polizia Criminale), sviluppano attivita' e indagini congiunte che permettono di coinvolgere anche le altre amministrazioni interessate a singoli progetti mirati.
Da Sanità news  gennaio 2010

24/02/2010
Il CUOCO IN FARMACIA

 

Preg.mo  CLIENTE

La farmacia Zuccarini di Val Vomano ha il piacere di invitarTi  alla 2° giornata di approfondimento ed assaggio dei prodotti

SENZA GLUTINE

Ti aspettiamo in Farmacia dalle 16.00 in poi di mercoledì 03.marzo 2010 per preparare, cuocere ed assaggiare ricette senza glutine in collaborazione con la BI-AGLUT ed il Sig

Filippo Scalese esperto Cuoco  di alimenti per la Celiachia.

Preg.mo  CLIENTE

La farmacia Zuccarini di Val Vomano ha il piacere di invitarTi  alla 2° giornata di approfondimento ed assaggio dei prodotti

SENZA GLUTINE

Ti aspettiamo in Farmacia dalle 16.00 in poi di mercoledì 03.marzo 2010 per preparare, cuocere ed assaggiare ricette senza glutine in collaborazione con la BI-AGLUT ed il Sig Filippo Scalese esperto Cuoco  di alimenti per la Celiachia.

NON MANCARE!!!!!

La farmacia sarà, come tutti i mercoledì, CHIUSA per riposo settimanale ma, per l’occasione, tutto lo staff sarà a Vostra esclusiva e completa disposizione per la realizzazione di questo pomeriggio “INSIEME”.

Agli intervenuti  sarà offerto una Campionatura di prodotti senza glutine in Omaggio

Farmacia Zuccarini Dr Carlo via Nazionale 140 –Val Vomano Teramo

 

24/02/2010
Le Norme di Buona Preparazione dei preparati galenici : una vera garanzia di qualità

Le norme che garantiscono la preparazione e tracciabilità dei medicinali galenici magistrali ed officinali e dei prodotti salutistici allestiti nel laboratorio della farmacia.

da F.U. XII ed

Norme per la buona preparazione (N.P.B.) dei medicamenti in farmacia

1. Considerazioni generali
Al fine di assicurare la necessaria qualità dei medicamenti allestiti dalla Farmacia si riporta un complesso di norme che tendono ad uniformare le condizioni di preparazione di modo che siano garantite l’efficacia, la sicurezza e la qualità del medicinale approntato. Le materie prime, le modalità di allestimento della preparazione ed il confezionamento, possono rappresentare un’area di rischio potenziale con caratteristiche tecniche particolari se riferite alle attivati svolte dalla Farmacia.
L’efficacia del sistema di controllo dipende dalla capacita di integrazione delle diverse disposizioni e dalla duttilità che esse hanno in modo da potersi applicare alla Farmacia, nonché dalla revisione periodica e documentata dell’organizzazione strutturale e procedurale delle attività svolte.
Le Norme di Buona Preparazione (N.B.P.) sono da considerarsi come una guida che il Farmacista dovrebbe seguire nella preparazione dei medicamenti affinché questi posseggano la qualità prescritta.

2. Definizioni
Ai fini delle Norme di Buona Preparazione dei medicamenti sono adottate le definizioni già date nella Farmacopea nel capitolo "Norme per la Buona Fabbricazione e per il Controllo di Qualità dei medicamenti" per quanto attiene: Medicamento, Materie Prime, Prodotti semilavorati, Prodotti finiti, Fabbricazione, Lotto, Numero di lotto, Convalida, sostituendo ai termini fabbricazione, produzione, produrre e prodotto, rispettivamente preparazione, preparare e preparato.

Ai fini delle Norme di Buona Preparazione dei medicamenti sono adottate le seguenti definizioni aggiuntive.

Documentazione del lotto. Insieme delle trascrizioni disponibile in ogni momento, da cui sia possibile desumere la storia del medicamento allestito, dalle materie prime impiegate al preparato finito, e dei controlli eseguiti, per ciascun lotto di preparazione.

Preparazione individuale o magistrale. Ogni medicinale preparato estemporaneamente in Farmacia in base a una prescrizione medica destinata ad un determinato malato.

Preparazione multipla o officinale. Ogni medicinale preparato, anche in precedenza, in base alle indicazione della Farmacopea Ufficiale, e destinato ad essere fornito direttamente ai pazienti che si servono in tale Farmacia. Le preparazioni multiple o officinali sono allestite per lotti.

Registro delle materie prime. Documentazione scritta o informatica delle specifiche tecniche e di qualità delle materie prime. Registro delle preparazioni. Documentazione scritta o informatica delle preparazioni allestite. Lo stesso registro può essere utilizzato per soddisfare anche gli obblighi di cui all’art. 123, comma 1, lettera c) del Testo unico delle Leggi Sanitarie, approvato con R.D. 27 luglio1934, n. 1265, e di cui all’art. 38, ultimo comma del R.D. 30 settembre 1938 n. 1706 Procedure. Istruzioni scritte che indicano le operazioni da effettuare, le precauzioni o le misure da adottare in relazione diretta o indiretta con la preparazione da allestire.

Laboratorio galenico. Locali o parti di essi adibiti alle operazioni di preparazione e di controllo.

Confezionamento. Insieme di operazioni con cui la preparazione allestita viene resa idonea alla commercializzazione. Il confezionamento si distingue in primario o secondario, di cui soltanto il primo e a diretto contatto con il medicamento. Il confezionamento contribuisce alla corretta conservazione del medicamento, alla sua certa identificazione e alla sua coerente utilizzazione.

3. Personale
La preparazione dei medicinali riflette la competenza, l’interesse e l’abilita del Farmacista addetto, che perciò deve comprendere il compito assegnatogli ed essere capace di compierlo, ma altrettanto deve essere motivato nelle sue capacita. Gli errori nella preparazione in Farmacia sono di solito dovuti all’atteggiamento personale, per cui essi vengono evitati tenendo nel dovuto conto le aspettative ed i bisogni dell’operatore.
Per questo il farmacista preparatore andrebbe incoraggiato a seguire corsi di aggiornamento e seminari specifici, e a disporre di riviste, testi e pubblicazioni tecniche che gli consentano una continua informazione post-universitaria.

Particolare attenzione va dedicata alle sostanze ausiliare ed al loro uso, ai conservanti ed agli stabilizzanti, alle interazioni dei principi attivi fra di loro e con gli altri componenti la formulazione, ai contenitori e alle relative chiusure, alle condizioni di conservazione delle materie prime e del medicinale finito.
Se il farmacista preparatore non è né il titolare né il direttore dell’esercizio, dovrebbe comunque godere di un certo grado di libertà decisionale e di indipendenza nell’organizzazione del laboratorio e non avere altri compiti, se le attivati di preparazione sono significative in quella Farmacia.
Le operazioni già convalidate, che richiedano l’uso di mezzi meccanici o semiautomatici, possono essere eseguite anche dal personale tecnico o da studenti della facoltà di Farmacia nello svolgi- mento del periodo di tirocinio, sotto la diretta responsabilità e supervisione del farmacista preparatore. In ogni caso il personale tecnico può essere assegnato solo a compiti ben individuati e limitati, a carattere ripetitivo, e deve essere debitamente istruito nelle sue mansioni di modo che ne comprenda le implicazioni e le finalità ai fini della sicurezza.
Le attribuzioni del personale tecnico riflettono le competenze richieste dalle operazioni affidate, devono essere precise e inequivocabili e, se possibile, date per iscritto ed aggiornate, se necessario.
Ciascun farmacista preparatore deve stabilire proprie regole di comportamento per il funzionamento del laboratorio, standardizzare le procedure di allestimento delle preparazioni e di spedizione delle prescrizioni mediche, ed assicurarne il rispetto.
In ogni caso il farmacista e responsabile di:

  • materie prime: identificazione dei componenti la formulazione e verifica dell’avvenuto controllo di qualità;
  • preparazione del medicinale;
  • assicurazione della qualità del preparato finito;
  • corretta etichettatura, anche in funzione della dispensazione;
  • appropriate condizioni di conservazione delle materie prime, dei preparati finiti e del materiale di confezionamento;
  • personale tecnico, che eventualmente opera nel laboratorio, e del suo addestramento;
  • condizioni di pulizia e di ordine del laboratorio; þ verifica degli strumenti di misura e delle apparecchiature di controllo e di preparazione, anche per quanto concerne le metodiche adottate;
  • documentazione delle operazioni eseguite in relazione alle disposizioni legislative e regolamentari ed alle norme di autodisciplina;
  • rifornimento adeguato delle materie prime e di ogni altro materiale utilizzato nella preparazione e nel confezionamento dei preparati.


Il farmacista stabilisce delle norme igieniche da rispettare durante la lavorazione e ne assicura la conoscenza; in particolare deve curare che non si mangi ne si fumi, che vengano indossati indumenti adatti e che questi siano rinnovati regolarmente, e che sia ridotta al minimo la possibilità di contaminazione del medicinale da parte dell’operatore.

4. Laboratorio galenico e attrezzature


L’area destinata alla preparazione:

  • non deve essere adibita ad altri scopi, come ad es. la raccolta e la vendita delle ricette, degli ordini, le analisi biologiche e microbiologiche, etc.;
  • anche se in comunicazione con il resto della Farmacia, durante l’attività di preparazione dovrebbe esserne evitato I’attraversamento;
  • dovrebbe avere pareti, soffitto e pavimento di materiale non poroso, resistente e non sgretolabile, uniformemente ricoperto e privo di parti che perdono il rivestimento, capace di sopportare acqua calda e detergenti;
  • deve essere illuminata a sufficienza specialmente nelle zone di lavoro, ventilata ma priva di correnti, protetta dall’infestazione da insetti e da roditori, con apposita schermatura delle aperture, e per quanto possibile dalla contaminazione particellare;
  • quando necessario, deve essere munita di condizionamento d’aria in modo da assicurare una temperatura ed un’umidità costanti (25-30 ’C e 50% U.R.);
  • le apparecchiature e gli utensili devono essere almeno quelli previsti dalla normativa vigente (tabella N. 6, F.U.). In relazione alle forme farmaceutiche che vengono allestite, al tipo di preparazione, se individuale o multipla, e più in generale alle quantità approntate:
  • deve avere dimensioni appropriate in modo da potervi collocare la scaffalatura necessaria, le apparecchiature, gli strumenti di controllo e di misura e ogni altra attrezzatura;
  • deve avere un piano di lavoro di materiale inerte ai coloranti e alle sostanze aggressive, con acqua potabile corrente, sufficientemente illuminato, con prese per la corrente elettrica e per il gas (o altro sistema di riscaldamento), munito di raccoglitore per i rifiuti e di un sistema di drenaggio dell’acqua:
  • deve avere un piano per gli strumenti di misura, perfettamente livellato e non soggetto a correnti d’aria.

Il personale adibito alla preparazione di medicinali deve inoltre poter disporre, anche in locali separati, di:

  • una scrivania ed una libreria tra l’altro per raccogliere i testi obbligatori e la documentazione delle preparazioni effettuate;
  • un settore protetto dalla luce e dalla polvere per conservare le materie prime, i contenitori e le chiusure per preparati finiti, e le diverse apparecchiature per l’approntamento;
  • uno spazio adibito alla conservazione delle etichette, anche già predisposte per i preparati officinali;
  • due armadi separati con chiusura a chiave, rispettivamente per le sostanze stupefacenti e per i veleni;
  • un frigorifero a sbrinamento automatico.

I locali e gli arredi di laboratorio devono essere mantenuti in ottimo stato e in condizioni di massima pulizia.
La disposizione degli spazi destinati alla conservazione dovrebbe ridurre al minimo la possibilità di confusione sia tra le materie prime sia, tra i preparati finiti, prevenire ogni possibile inquinamento da liquidi e solidi esterni, rendere impossibile la contaminazione crociata e provvedere alla protezione dalla luce, quando richiesta.
Le apparecchiature meccaniche, quando utilizzate, devono essere semplici nel disegno e nel funzionamento, in modo da poter essere facilmente smontate e consentire quindi una frequente pulizia.
Non devono alterare le sostanze con cui vengono a contatto ne contaminare queste con prodotti, come i lubrificanti, necessari al loro funzionamento. Devono avere dimensioni che consentano la preparazione anche di piccole quantità, devono essere trasportabili e versatili in modo da essere facilmente modificate ed adattate alle diverse esigenze.
Le apparecchiature devono essere pulite immediatamente dopo il loro uso, eventualmente lavate e risciacquate a lungo con acqua deionizzata, asciugate e, se richiesto dalla particolare preparazione, disinfettate o sterilizzate, e custodite al riparo dalla polvere e da ogni altro contaminante.
Gli strumenti di misura devono essere periodica- mente controllati, indipendentemente dagli adempimenti amministrativi.

5. Materie prime
Le materie prime acquistate devono essere registrate (registro delle materie prime) indicando la denominazione chimica e quella commerciale, la quantità fornita, il nome del fabbricante e quello del fornitore intermedio, quando e il caso, il numero di lotto, le prove di identificazione e la certificazione di qualità, il riferimento interno della Farmacia, la data di acquisto ed eventualmente il costo.
Anche nel caso in cui il fornitore sia un distributore intermedio, che di solito provvede al riconfezionamento il farmacista deve pretendere le informazioni necessarie alla sua documentazione, quali desunte dalla scheda fornita dal produttore al distributore intermedio, o dal contenitore originale dal quale e stata prelevata la quantità richiesta.
E' di norma accettabile la scheda datata e sottoscritta dal fornitore. In carenza di tale scheda il farmacista deve eseguire o fare eseguire da laboratori specializzati un controllo analitico completo.Il farmacista deve controllare l’integrità dei contenitori inviati dal fornitore.
Le materie prime devono essere conservate in contenitori inerti muniti di adatta chiusura, le cui caratteristiche sono specificate nella Farmacopea.
Tutti i contenitori devono essere coerentemente etichettati con l’indicazione della sostanza.
Una particolare attenzione deve essere posta all’acqua da utilizzarsi, anche in riferimento all’eventuale carica microbica (acqua bollita di fresco).
Le materie prime devono essere conservate in modo tale da prevenire qualsiasi contaminazione e confusione e garantire la loro conservazione.
Il Farmacista deve vigilare in modo particolare sulla rotazione delle scorte delle materie prime.

6. Operazioni di preparazione
La precisione e il risultato di una sequenza di atti e di un atteggiamento che caratterizza ciascuno di essi.

Non vi sono preparazioni che richiedano maggiore precisione di altre, e la maggior parte degli errori e dovuta alla insufficiente accuratezza delle operazioni eseguite, piuttosto che alla scarsa esperienza o alle carenti conoscenze tecnico-scientifiche dell’operatore.
Nessuna formulazione deve essere allestita quando una parte anche minima di essa non e stata ben compresa.
Deve essere posta attenzione alle caratteristiche chimico-fisiche di ciascun componente, allo scopo di stabilire la più razionale tecnica di preparazione, prevedere le possibili interazioni, valutare la stabilita e la biodisponibilità del prodotto finale. Ciascun componente la formulazione deve essere utilizzato con cautela in modo da evitare perdite e contaminazioni crociate, per cui una volta prelevata la quantità richiesta, il contenitore deve essere rimosso dal piano di lavoro.Errori nel prelievo possono essere prevenuti adottando un qualsiasi schema ripetitivo, che consenta all’operatore di controllare le operazioni compiute, sia prima che dopo aver misurato i singoli componenti.

Prima di iniziare la preparazione, il farmacista deve verificare che:

  • i materiali, gli utensili e le apparecchiature da utilizzare siano puliti, asciutti e sterilizzati, se previsto;
  • ogni oggetto necessario sia disposto in ordine sul piano di lavoro e accessibile immediatamente;
  • sia pronto il contenitore appropriato per il prodotto finale;
  • siano allontanati materie prime, apparecchiature, contenitori e documentazione riferibili ad altra preparazione o che comunque possano generare confusione.

In caso di interruzione il farmacista deve assicurare che sia data ogni indicazione affinché lui stesso o altri possano riprendere senza incertezze le operazioni di preparazione.

Il controllo generale da eseguirsi sul preparato finito comprende almeno:

  •  l’aspetto;
  • le caratteristiche organolettiche (colore, odore, sapore);
  • le proprietà fisiche (omogeneità, consistenza, trasparenza, ridispersibilità dell’eventuale sedimento, stabilita delle emulsioni, ecc.);
  • la quantità o il numero di dosi-forma da dispensare;
    Uniformità di peso delle forme farmaceutiche a dose unica.

I controlli analitici sul prodotto finito possono essere omessi nella preparazione su scala ridotta, se ed in quanto il farmacista assicura personalmente e continuamente la qualità e la quantità delle sostanze impiegate, la correttezza delle operazioni eseguite e la corrispondenza alle procedure stabilite.
Ai fini della conservazione, e in relazione alla natura e alle proprietà dei componenti della formulazione, particolare attenzione, deve essere dedicata alla valutazione della stabilita, che nella preparazione multipla deve tenere conto anche delle quantità allestite e della prevedibile rotazione delle scorte del prodotto finito.

7. Contenitore, etichettatura e documentazione
La scelta di un appropriato contenitore finale e critica per assicurare la qualità del medicamento.
Particolare attenzione dovrebbe essere posta alla scelta del contenitore e al sistema di chiusura per evitare perdite, contaminazione da parte degli agenti atmosferici, e variazioni di composizione dovute alla migrazione di uno o più componenti il medicinale o alla cessione dei costituenti dei contenitori e delle chiusure stesse.
Il contenitore finale deve poter essere maneggiato con facilita dal paziente, consentire il prelievo del medicinale senza difficoltà, essere proporzionato alla quantità di preparato dispensato ed avere, quando richiesto, una chiusura a prova di bambino.
L’etichettatura deve fornire il massimo delle informazioni all’utilizzatore per un corretto e sicuro impiego del medicinale, per cui anche se in forma concisa, deve riportare chiaramente ed in modo facilmente intelleggibile:

  • il nome, l’indirizzo, e il numero di telefono della Farmacia;
  • il nome del paziente e del medico prescrittore, nel caso di preparazioni magistrali;
  • la data di preparazione; þ il numero o qualsiasi altra indicazione che ne consenta la immediata individuazione attraverso la documentazione, e quindi l’appartenenza ad un eventuale lotto;
  • la composizione quali-quantitativa della preparazione, quale risulta dalla formulazione originale, integrata dalle sostanze eventualmente aggiunte per motivi tecnici e presenti nel preparato;
  • le indicazioni addizionali, se il medicinale e soggetto a particolare disciplina;
  • ove necessario, la data entro la quale il medicinale deve essere utilizzato;
  • ogni altra indicazione prevista dalle leggi o dai regolamenti.

All’atto della dispensazione il farmacista dovrà fornire:

  •  dettagliate istruzioni per l’uso, comprese le particolari precauzioni nel maneggiare il preparato, la categoria terapeutica, se del caso le modalità di eliminazione dei contenitori e del contenuto non utilizzato;
  • le eventuali avvertenze per la conservazione.

Nell’etichettatura delle preparazioni magistrali o individuali sono precettive le indicazioni di cui all’articolo 37 del R.D. 30 settembre 1938, n. 1706.
Le operazioni di etichettatura sono di norma eseguite in un tempo immediatamente successivo al riempimento del contenitore. Ogni variazione intervenuta o apportata alla composizione quali-quantitativa del medicinale deve essere dichiarata.
Un certo livello di documentazione dovrebbe essere comunque assicurato ogni qualvolta si allestisce un medicinale in modo da avere un riferimento certo per:

  • le responsabilità professionali e legali del farmacista e del medico;
  • la storia tecnica e la qualità del medicinale preparato;
  • la ripetizione della preparazione.

Questa documentazione, insieme a quella riferita alle materie prime consente in ogni momento di ricostruire la qualità, l’efficacia e la sicurezza di ogni medicinale dispensato.

 

 

24/02/2010
LA RICETTA MEDICA : questa sconosciuta !!!

LA RICETTA MEDICA PER MEDICINALI AD USO UMANO

Com’è noto, la "ricetta medica" è il documento, compilato da un professionista abilitato (medico di medicina generale o medico specialista), che riporta tutte le indicazioni e le norme per la preparazione e la somministrazione di un medicamento.

E’ indispensabile in farmacia per la dispensazione in farmacia dei medicinali prescritti al paziente.

La ricetta sintetizza e racchiude tutte le nozioni terapeutiche, generali e particolari che il medico possiede in rapporto ad un particolare stato di malattia.

La ricetta medica può essere redatta dal medico su ricettario personale (ricetta bianca) o su ricettario del Servizio Sanitario Nazionale (ricettario rosso) se convenzionato.

Poichè negli ultimi mesi sono entrati in vigore diversi provvedimenti legislativi che hanno modificato il regime di dispensazione dei medicinali, riteniamo utile fornire le seguenti informazioni.

Ricordate che solo i farmaci con la "faccina rossa" che ride possono essere richiesti senza ricetta ( es. Moment®, Aspirina®, Rinazina®, Actigrip® etc.) e chiamati comunemente SOP ( Senza Obbligo di Prescrizione ).

Le ricette possono essere di vari tipi.

RICETTA RIPETIBILE (RR)

Le specialita’ medicinali soggette a questo tipo di ricetta presentano sulla loro confezione la dicitura "da vendersi dietro presentazione di ricetta medica".

I medicinali soggetti a questo tipo di prescrizione sono farmaci che, in condizioni di normale utilizzo e secondo le raccomandazioni del medico non determinano rischi significativi. (es: Ananase®, Yasmin®, Novalgina® etc.)

Tuttavia, tali medicinali, se utilizzati in larga misura, in modo non corretto e senza il periodico controllo medico possono rappresentare un pericolo per la salute.

La ricetta è ripetibile per dieci volte in sei mesi ma il medico può limitarne l’uso indicando un numero di confezioni superiore all’unità in funzione del soggetto, della patologia, della dose, della via di somministrazione o per altre caratteristiche del farmaco.

Il farmacista deve apporre sulla ricetta la data, il timbro ed il prezzo praticato.

La ricetta ripetibile resta di proprietà del paziente.

 

RICETTA RIPETIBILE DI PSICOFARMACI

In questo caso per i farmaci cosiddetti "tranquillanti", sedativi, ansiolitici...,DPR 309/90, tab II-E, (es: Tavor®, Xanax®, En®, Minias® etc.), la validità è limitata a 30 giorni per un massimo di tre confezioni del farmaco. 

 

RICETTA NON RIPETIBILE (RNR)

Le specialita’ medicinali soggette a questo tipo di ricetta presentano sulla loro confezione la dicitura "da vendersi dietro presentazione di ricetta medica utilizzabile una sola volta" .

I medicinali soggetti a questo tipo di prescrizione sono farmaci che possono determinare stati tossici e/o gravi rischi per la salute se impiegati in modo non corretto. (es: Toradol®, Contramal®, ormoni etc.)

La validita’ della ricetta e’ di 30 gg. escluso quello di emissione.

Il farmacista dopo avere apposto sulla ricetta la data, il timbro e il prezzo praticato deve RITIRARE la ricetta e conservarla in originale nel proprio archivio per la durata di 6 mesi.

 

RICETTA MEDICA LIMITATIVA (RL)

La ricetta limitativa può essere "ripetibile" (RLR) o " non ripetibile" (RLNR).

Per la prescrizione, la dispensazione e la conservazione tali ricette sono assoggettate alle rispettive normative.

Sono soggetti a tale tipo di prescrizione i medicinali la cui prescrizione o utilizzo è limitato a taluni medici o a taluni ambienti.

L’attribuzione a "ricetta medica limitativa" dei principi attivi e relativi medicinali è effettuata dall’AIFA nella definizione dell’AIC.

I medicinali soggetti a prescrizione medica limitativa sono compresi in 3 categorie:

· Medicinali utilizzabili esclusivamente in ambiente ospedaliero o strutture ad esso assimilabili.

· Medicinali vendibili al pubblico su prescrizione di centri ospedalieri o di specialisti

· Medicinali utilizzabili esclusivamente dallo specialista in ambulatorio

 

RICETTA MUTUABILE (RICETTA SSN – RICETTA ROSSA)

La ricetta "rossa" viene utilizzata per la prescrizione di prestazioni sanitarie con onere a carico del SSN, cioè per i farmaci "mutuabili".

E' valida 30 giorni, per il numero di confezioni indicato dal medico : al massimo 3 confezioni per i pazienti con esenzione per patologia ( es: diabete, ipertensione, etc. ), oppure 1 o 2 confezioni per tutti gli altri pazienti. Gli antibiotici iniettabili ( es: Rocefin®, Cefonicid® etc. ) ed i flaconi per flebo ( fisiologica, glucosata, etc. ) possono essere comunque prescritti fino al numero di 6 confezioni .

La ricetta è utilizzata anche per le seguenti prestazioni di:

· Visita ambulatoriale

· Prestazioni extra

· Visita domiciliare

· Visita generica ambulatoriale (guardia medica turistica)

· Visita urgente notturna e visita festiva (guardia medica)

· Assistenza farmaceutica

· Prestazione specialistica

Ha validità solo nella regione di appartenenza, salvo casi particolari.

RICORDATE SEMPRE CHE SE IL FARMACISTA VI " DICE DI NO " PERCHE' NON AVETE LA RICETTA OPPURE LA STESSA E' SCADUTA O IRREGOLARE, TUTELA SEMPRE E SOLO LA VOSTRA SALUTE.

 



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